Faenza, ospedale: Medicina nucleare verso la chiusura

Dopo l’annuncio della chiusura dell’Unità di terapia intensiva coronarica, un altro trasferimento è alle porte per l’Ospedale degli Infermi: si tratta del reparto di Medicina nucleare, i cui servizi verranno spostati negli ospedali di Forlì e Cesena.
A intercettare le voci riguardanti la chiusura è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Stefano Bertozzi, che ieri ha depositato un’interrogazione che verrà presentata nel Consiglio comunale del 27 settembre. Intanto, da Palazzo Manfredi ci si limita a dare conferma che l’Ausl, «nel contesto della riorganizzazione del sistema Romagna, ha deciso di passare da tre a due punti» per medicina nucleare. Insomma, il trasferimento è ormai ufficiale, anche se le tempistiche e i dettagli non sono certi. Probabile che nei prossimi giorni, in attesa che si riunisca il Consiglio comunale, arrivino nuove conferme.
Le scintigrafie
Tra i servizi erogati dal reparto manfredo di medicina nucleare vi è la scintigrafia con leucociti marcati, una tipologia di esame diagnostico non doloroso che consente di individuare infezioni e infiammazioni nei pazienti grazie alla presenza di cellule, appunto i leucociti, che tendono ad accumularsi nelle parti del corpo interessate da problematiche di questo tipo. Marcando i leucociti con sostanze radioattive attraverso macchine denominate “gamma-camera” è quindi possibile seguire attentamente il loro percorso. Circa 300 le scintigrafie con leucociti marcati che vengono effettuate annualmente presso l’ospedale manfredo, dove sono presenti due gamma-camere, ormai piuttosto datate: probabilmente, visto il prossimo trasferimento, non saranno sostituite, mentre Forlì e Cesena dovrebbero andare verso un potenziamento del reparto, che comprenderebbe anche l’acquisto di tre nuovi macchinari di questo genere.
«Continuo impoverimento»
«In questi anni difficili, il reparto ha sempre rispettato gli obiettivi anche economici assegnati, oltre che chiaramente quelli ben più importanti di servizio – fa notare Stefano Bertozzi, che sulla questione interpella direttamente il sindaco Massimo Isola –. La domanda che sorge spontanea è come si concilia la tanto declamata sanità di prossimità con questo continuo impoverimento di funzioni del nostro ospedale. A Faenza, negli ultimi mesi, a fronte di un potenziamento comunque insufficiente dei servizi di emergenza, non supportato da un’adeguata politica sul personale, sono seguiti la chiusura dell’Unità di terapia intensiva coronarica, il depotenziamento di senologia, la riorganizzazione a tempo non si sa quanto indeterminato dell’Unità di chirurgia generale. Oggi questa notizia del prossimo intervento sulla medicina nucleare, altro fiore all’occhiello della diagnostica locale prossimo a lasciare la nostra città».

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