Faenza, nel 2021 siccità e poche piogge, ma ora arriva la neve

«I dati climatici predominanti del 2021 sono stati ancora la scarsità delle precipitazioni e le temperature sopra la media»: ad affermarlo è Roberto Gentilini, responsabile dell’Osservatorio meteorologico comunale Torricelli, che come di consueto ha realizzato un rapporto completo sull’anno appena trascorso.
Per quanto concerne le precipitazioni, sono 495,8 i millimetri d’acqua caduti, 257 in meno rispetto alla media consueta e appena 45 in più rispetto al 2020, anno segnato in nero dagli agricoltori, che così si sono trovati per la seconda volta consecutiva a fronteggiare il fenomeno siccità.
«I giorni di pioggia sono stati in tutto 93 – spiega Gentilini – mentre normalmente dovrebbero essere 112/113. Insomma, è come se fosse mancato un mese di pioggia».
E il mese “incriminato”, fanalino di coda per le precipitazioni nel 2021, potrebbe essere quello di marzo, che ha contribuito al computo finale con soli 6 millimetri: «Ma in generale – prosegue Gentilini – tutta la primavera è stata piuttosto bizzarra: aprile, con una temperatura media di 11,9° e minime di 0°, è stato tra i più freddi degli ultimi 18 anni. Questi dati sono il frutto di inverni sempre più miti che si sfogano con colpi di coda nel periodo primaverile».

Un numero che balza immediatamente all’attenzione è quello relativo alle temperature. Il 2021 ha segnato una media annuale di 14,7°, in ribasso rispetto al 2020 ma comunque superiore di 1° alla norma storica: tanto basta per considerarlo l’undicesimo anno consecutivo con temperature al di sopra della media.
Nonostante la calura estiva (massima registrata il 7 luglio, 38,9°), l’anomalia più inquietante riguarda i mesi invernali, con temperature medie che hanno oltrepassato di 2° l’andamento storico.
Da questo punto di vista il confronto con l’inizio del secolo risulta impietoso: «Ormai le temperature minime – precisa Gentilini – superano stabilmente le medie giornaliere del 2001». Un mutamento climatico che, anche quando non si presenta con cifre da record assoluti come nel 2020, desta comunque preoccupazione, facendo cadere nel dimenticatoio anche fenomeni che fino ad alcuni decenni fa erano piuttosto comuni, ad esempio la galaverna. A crescere sono invece le gelate notturne (23 nel 2021, 7 in più rispetto al 2020), specialmente quelle tardive così dannose per l’agricoltura, mentre di neve se ne vede sempre meno: in centro l’altezza massima del manto nevoso è stata registrata il 13 febbraio, con 3 cm. E anche la nebbia, protagonista di scatti fotografici spettacolari nelle ultime settimane, in realtà non se la passa meglio: i giorni di bruma nel 2021 sono stati 18, a fronte dei dati storici che ne prevederebbero una trentina.

A questo punto non resta che farsi la domanda se anche l’inverno appena iniziato sarà come quelli che lo hanno preceduto: «Impossibile fare ora previsioni fino a febbraio – conclude Roberto Gentilini –. Nel breve periodo, qualche fiocco di neve potrebbe cadere anche a bassa quota nella notte dell’Epifania, mentre il fine settimana sarà instabile. Seguirà probabilmente un periodo secco, con temperature fredde ma non particolarmente rigide in pianura».

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