Faenza, Maria e Giulia e il loro amore impossibile nel 1899

È il primo dramma legato a fattori di orientamento sessuale nella storia a Faenza. Perlomeno il primo amore segreto e impossibile documentato, venuto a galla grazie alle ricerche dello storico Luigi Solaroli. Una tragedia che riguarda due ragazze Lgbtq+ alle quali oggi bisognerebbe ridare dignità e giustizia, perché vittime di un amore vero in un’epoca sbagliata. Decisero per il suicidio insieme e simultaneo, proprio perché facevano parte di una minoranza sessuale di cui non si doveva né sapere né parlare. Al punto che la società di allora (e la Chiesa), qualora vi fosse stata una manifestazione del genere, si sarebbe impegnata per mettere tutto a tacere.

Ecco cosa accadde

Negli ultimi anni del XIX secolo la miseria spadroneggiava in città. E giornalmente capitava che vi fossero suicidi con punte anche di tre ogni 24 ore e frequentemente fra i giovani. Fu in questo contesto che due ragazze, Maria Lama e Giulia Tassinari, un giorno ingoiarono una forte dose di soda caustica e si distesero sullo stesso letto aspettando la morte. Il triste evento ebbe un’eco dolorosa nel cuore della cittadinanza che non seppe darsi ragione dell’infelice proposito, in particolare di Maria, giovane rampolla di una famiglia agiata alla quale non mancava nulla. «Come riportano le cronache di allora – racconta Solaroli –, furono trovate dopo un’ora dal folle gesto in preda a dolori fortissimi e urla strazianti. Le portarono all’ospedale e i medici tentarono l’impossibile, ma non vi erano a quel tempo rimedi efficaci che potessero produrre risultati». Fatto sta che Giulia, la più fragile, morì dopo qualche ora e Maria, la più resistente, si spense il giorno dopo, «ma entrambe allo stesso modo: tra dolori lancinanti e urla raccapriccianti». Emerse però che nel letto su cui si erano distese fu rinvenuto “Il romanzo di un giovane povero” di Octave Feuillet, scritto nel 1858, proibitissimo all’epoca, e nelle loro case furono trovati altri testi ritenuti “sconvenienti” per i contenuti che la Chiesa definiva opera del demonio, come l’omosessualità appunto. Insomma “cattivi romanzi” la cui lettura diede forza alla versione, sostenuta dalla stampa cattolica, che fossero la causa di “squilibri mentali”. Oltre al libro fu poi ritrovata una lettera in cui si chiedeva perdono ai parenti e si pregava «di essere sepolte insieme, avvolte in un unico lenzuolo, vestite di nero». Ovviamente nessuno di questi desideri venne esaudito. L’ipotesi che potesse trattarsi di un amore saffico nemmeno venne preso in considerazione, si riteneva infatti che tali comportamenti fossero aberrazioni da tacere e evitare. Oggi dopo oltre due secoli Maria e Giulia meriterebbero di ricevere riscatto ed essere riconosciute quali prime vittime faentine Lgbtq+, morte per un amore vero nell’epoca sbagliata.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui