Faenza, maltrattamenti al cagnolino: chiesta condanna dei proprietari

Quattro anni fa la storia del cagnolino Calippo aveva commosso l’Italia, approdando nel salotto televisivo “I fatti vostri” di Giancarlo Magalli, su Rai 2: abbandonato nel Faentino in un fosso all’interno di una cassetta della frutta, Calippo era riuscito a sopravvivere al freddo invernale di quel dicembre 2017, mentre il fratello era stato trovato già morto.

In attesa che il giudice Tommaso Paone emetta la sentenza il mese prossimo, ieri in Tribunale a Ravenna si è tenuta la discussione del dibattimento che vede imputati i due coniugi di Cotignola accusati di maltrattamento su animale. L’individuazione della coppia era stata possibile grazie alle dichiarazioni di diversi testimoni, tra cui quella di una vicina di casa che, vedendo la foto di Calippo sul profilo Facebook di Enpa Faenza, aveva riconosciuto in lui il cucciolo già notato insieme al fratellino nel cortile della casa adiacente.
Nel corso della requisitoria, il vice procuratore onorario Annalisa Folli ha ripercorso la vicenda ponendo l’accento anche sul rifiuto, da parte di alcuni canili del territorio, di concedere in adozione cuccioli alla coppia. Coppia che, fra l’altro, in precedenza avrebbe perso una dozzina di cani a causa della parvovirosi, malattia virale che colpisce i cani con particolare violenza e capacità di trasmissione e da cui erano affetti, al momento del ritrovamento, anche Calippo e il fratello già deceduto.

Al quadro prospettato dalla pubblica accusa si è poi aggiunto quello delle parti civili, con l’avvocata Barbara Liverani a rappresentare Enpa Faenza e la collega Francesca Bettocchi a tutela della onlus Gaia animali e ambiente.
«Visto che avevano avuto altri cani con la parvovirosi, che resta nel terreno per una durata di sei mesi, gli imputati avevano consapevolezza che i due cuccioli si sarebbero ammalati – ha detto Liverani –. E, una volta ammalati, invece di portarli dal veterinario non li hanno curati».
«La coppia – ha affermato invece Bettocchi – usava prendere cani, trattenerli e non curarli». Le parti civili hanno concluso chiedendo risarcimenti da 10mila euro per Enpa e da 20mila euro per Gaia, mentre da parte del viceprocuratore onorario Folli è arrivata la richiesta di una condanna a 7 mesi di reclusione.

L’impianto accusatorio è stato rigettato con decisione da parte dell’avvocato difensore dei due, Nicola Montefiori, che ha sottolineato come nei confronti dei suoi assistiti si sia sviluppata una campagna d’odio che li avrebbe visti destinatari di numerose telefonate minatorie e di messaggi offensivi sui profili social.
«Sono diventati i mostri di Cotignola – ha detto Montefiori –. Ma stiamo chiedendo 30mila euro a due persone che non riuscivano a pagare l’affitto e che avevano preso due cani dalla strada». A supporto della propria linea difensiva l’avvocato dei due ha infatti ricordato che gli imputati, secondo quanto da loro precedentemente dichiarato, avrebbero raccolto i due cuccioli da un cassonetto, per poi tenerli con se nel cortile di casa una ventina di giorni e lasciarli infine nel fosso con una coperta e «la speranza che qualcuno li trovasse». Insomma, per la difesa sarebbero mancati i presupposti di crudeltà e assenza di necessità, ragione per cui è stata chiesta l’assoluzione.

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