La sfida elettorale si distingue anche per i toni accesi che stanno emergendo. Ieri il candidato “civico” Paolo Cavina ha criticato l’amministrazione uscente per avere estromesso «con un’azione di forza» la sua lista “Insieme per cambiare” dalla maggioranza uscente dopo dieci anni di intesa. Da qui sarebbe poi nato il percorso autonomo che ha portato alla sua candidatura. Per i civici non si tratterebbe quindi di incoerenza o ripicca, ma di evidenti «divergenze di vedute: si vede che poi non si andava così d’accordo».

Clima incandescente

Ma il rovescio della medaglia, come sostengono fonti di centrosinistra, «può essere anche un attaccamento morboso alle poltrone, che sono venute a mancare e che hanno fatto scattare la rivalsa». La controversia era nata sulle manifestazioni di interesse edilizio, nuove aree da urbanizzare, ed è qui che il sindaco uscente Giovanni Malpezzi ha esercitato il diritto di avocare a sé decisioni ritenute importanti in quel periodo e in quel campo, togliendo la delega all’urbanistica all’allora assessore Domizio Piroddi, lasciandogli però quella allo sviluppo economico. «Non ho escluso nessuno dalla maggioranza tanto meno con un’azione di forza: è stato l’assessore a non accettare un provvedimento compatibile con le regole democratiche e amministrative. Si è quindi dimesso e ha innescato le controversie» spiega l’attuale primo cittadino.

L’altra polemica

In materia elettorale ieri la Lega non ha perso tempo a levare la sua voce quale sostenitore di Cavina sindaco. Appena salita sul suo carro ha acceso subito una miccia velenosa, tesa a demolire l’avversario. Nel mirino sono finiti la sede elettorale del candidato sindaco Massimo Isola e il suo slogan “Un nuovo inizio” già visibile sui social e in cartelli affissi in città. «All’inaugurazione della sede – sbotta il consigliere regionale Andrea Liverani – ci è sembrato di vedere i soliti noti. Le stesse persone che hanno guidato Faenza negli ultimi 30 anni, nessun cambiamento. Fra l’altro hanno scelto di incontrare le persone, giustamente in piazza, ma non in un ufficio, bensì in una ex pellicceria di lusso: questa è una sinistra chic, lontana dai bisogni dei cittadini che oggi più che mai hanno necessità di arrivare alla fine del mese. Non possiamo pensare di lasciare nuovamente la città ad una politica deludente ed inconcludente, dove anche i conti non tornano».

L’ex pellicceria è quella di Roberto Matatia, noto esponente delle religione ebraica, la cui famiglia fu perseguitata dal nazifascismo. Massimo Isola intanto non abbocca alle polemiche: «parlerò su tutto i prossimi giorni e risponderò anche a Cavina». Mentre sulla provocazione di Liverani dice solo che «farebbe bene a chiedere ai suoi soci cosa ne pensano dell’Olocausto».

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