Faenza, le nutrie invadono rotonde, aiuole e parchi gioco

Benvenuti nella città delle… nutrie. Non solo della “puzza”. Ma non era la città delle Ceramiche? Si certo lo è, ma cosa può pensare colui che arriva a Faenza dall’autostrada che, oltre ai cattivi odori (spesso agli onori delle cronache), trova ora anche i prolifici e infestanti roditori a pascolare nelle aiuole? Se prima si nascondevano nei fossi o lungo i rivali dei fiumi, per uscire timidamente allo scoperto senza farsi troppo notare, ora sono talmente sfacciati da mettersi in bella mostra addirittura nelle rotonde e nei giardinetti. “Mamma c’è un animale che gioca tra le altalene, vieni a vedere, cos’è?”. I bambini sono diretti, così è successo che i genitori abbiano segnalato più volte la presenza delle nutrie negli spazi verdi di via Calamelli per esempio, oppure nell’Orto Bertoni, in parchi vicini al Lamone, quindi prima testa di ponte di espansione selvaggia in città. Le nutrie conquistano nuovi territori, ma quelle che più hanno colpito sono gli esemplari filmati, e finiti in un noto social cittadino, nella rotonda dinanzi al casello dell’A14, dove è stato da poco impiantato un bosco urbano, ancora allo stato primordiale. Un biglietto da visita che ha preceduto quello che si pensa da tempo di realizzare, ovvero un decoro identificativo della città, in ceramica. Invece ora la realtà supera i progetti e quando il bosco sarà cresciuto viene da chiedersi chissà quali animali potrebbero arrivare: forse predatori a caccia di nutrie? C’è da dire che l’area è soggetta ad attirare specie ritenute infestanti, per la presenza di distillerie, le stesse della puzza, che seminano nell’aria esche odorose, probabilmente ghiotte per i pennuti: è qui che si assembravano e morivano le tortore, ed è qui che volteggiano gabbiani, oppure pittoreschi ma devastanti stormi di storni. Insomma ai “parassiti” d’aria si aggiungono quelli di terra. Delle nutrie si era finora parlato per la loro opera devastante degli argini dei fiumi come Lamone e Senio, dove il Consorzio di bonifica ha intrapreso da qualche anno operazioni di risistemazione degli argini perforati dalle tane e quindi a rischio di infiltrazioni d’acqua e potenziali allagamenti. Un problema ancora irrisolto sul quale il consigliere regionale della Lega, Andrea Liverani ha presentato un’interpellanza in cui chiede interventi e misure: «serve – afferma – un piano di pulizia dei fondali, nonché di disboscamento dagli alberi nell’alveo. In caso di piogge abbondanti potrebbero inoltre esserci, a causa delle tane scavate dai roditori, problemi di tenuta». Fra l’altro questi roditori «sono portatori di malattie, perciò va impedita la loro proliferazione» ha spiegato a margine il consigliere che nel documento chiede di disporre un programma di controllo per prevenire il rischio idrogeologico e garantire la sicurezza, in primis attività economiche, agricole e industriali. «La pulizia degli alvei nonché la mancata estrazione di ghiaia o materiali legnosi – conclude Liverani – metterebbe in sicurezza i corsi d’acqua e contrasterebbe l’habitat di roditori infestanti e pericolosi». Ma forse è già troppo tardi, perché, considerata l’alta proliferazione di nutrie e affini, la loro espansione alla conquista della città è già iniziata.

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