Faenza, incendio Antarex: non si esclude il dolo

Subito la mente ha rivangato il devastante incendio del 2019 alla Lotras quando mercoledì intorno alle 21 è scattato l’allarme all’Antarex in via Proventa, ditta di arredamenti e cucine per bar e ristoranti. In realtà il rogo aveva invece interessato un’ala dello stesso stabilimento, affittato dall’Antarex alla Atim, azienda con sede legale a Roma e vari depositi in tutta Italia, specializzata in attrezzature per ufficio, in particolare fotocopiatrici, anche di grandi dimensioni con tanto di toner e utilizzo di materiale plastico.

Come per la Lotras quindi sempre attrezzature a rischio tossico se bruciate, altamente inquinati per l’aria e l’acqua.

Fiamme tutta la notte

L’allarme incendio (qui il video), lanciato da un passante, ha mobilitato ben 30 squadre dei Vigili del fuoco, oltre che da Ravenna anche dalle province di Bologna e Forlì. Sul posto la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Polizia locale che ha provveduto ad isolare dal traffico la zona.

Il Consorzio di bonifica ha lavorato per arginare lo scorrimento delle acque reflue.

Dire che è stata una notte impegnativa è limitativo: per avere ragione delle fiamme ci sono volute otto ore, largo impiego di autobotti e schiumogeni: solo il tempestivo intervento ha fato sì che le fiamme potessero essere circoscritte al solo magazzino, e domate senza danni per le parti limitrofe dello stabilimento e altri edifici vicini.

Tutto distrutto

Notevole, seppure non paragonabile alla Lotras, la superficie interessata, intorno ai 750 metri quadrati. Nulla si è salvato del contenuto, ridotto in un ammasso di rottami contorti, cenere dal contenuto indecifrabile e detriti anneriti. Ancora da quantificare l’entità del danno. E’ andato distrutto anche parte del tetto, tanto da rendere rischiose le operazioni all’interno. Il capannone è stato posto sotto sequestro e sono in corso sopralluoghi disposti dall’autorità giudiziaria per appurare le cause.

Indagini sulle cause

Per ora restano aperte tutte ipotesi, compreso il dolo. Accertamenti sono stati disposti e avviati dalla Polizia di Stato sull’attività svolta, come atto dovuto. Il deposito è risultato frequentato dal solo titolare o pochi altri incaricati per la verifica delle giacenze. In pratica né durante l’evento né per buona parte delle giornate nel magazzino vi erano persone, vi transitavano solo corrieri addetti al prelievo di macchinari. Per aprire i grandi portoni metallici si è dovuto faticare non poco. Ieri mattina hanno svolto indagini la Polizia scientifica, il Niat (Nucleo investigativo territoriale) dei Vigili del fuoco, l’Arpae per la parte ambientale e i tecnici del Comune: si cercavano indizi legati alle cause.

Le prime ispezioni hanno individuato una stufetta e dei Pc, ma non si sa se erano accesi o spenti, resta pertanto da appurare se possano avere o meno innescato la scintilla.

Come la Lotras

Il parallelo con la Lotras – dove ancora non sono chiare le cause e nemmeno gli effetti dell’inquinamento in un’area ancora da bonificare – è inevitabile. Risultano “strane” alcune combinazioni: entrambi erano depositi con materiale inquinante, entrambi sono arsi di notte, entrambi in assenza di persone, entrambi difficili da decifrare in merito alle cause, entrambi in una città come Faenza, nell’arco di due anni.

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