Faenza, il Teatro Sacro risorge a 150 anni dalla morte di Liverani

Un’opera straordinaria nel cuore di Faenza, unica nel suo genere, il Teatro Sacro di Romolo Liverani giace arrotolata e invisibile, sconosciuta a tanti, ma ora può essere nuovamente esposta, da marzo a luglio 2023 nello stesso luogo per il quale fu creata nel 1858, ovvero nella chiesa di Santa Maria dell’Angelo. L’ultima volta fu esposta negli anni ‘50.

L’inaugurazione avverrà probabilmente in occasione della settimana santa. A questa iniziativa è orientato il progetto “Sacrum Facere” della Diocesi di Faenza-Modigliana, supportato da Comune, enti e associazioni, presentato ieri nella stessa basilica ospitante. Per raggiungere l’obiettivo è stata aperta sulla piattaforma crowfounding www.ideaginger.it una donazione per spese necessarie all’allestimento e per iniziative collaterali. Si intende raggiungere la cifra di 6mila euro.

Opera imponente

L’opera in carta di grosso spessore è imponente: 11 metri di altezza e oltre 9 di larghezza. Quando, nei mesi scorsi è stata visionata dalla Soprintendenza, in posizione orizzontale, occupava quasi l’intero pavimento della basilica. Andrà collocata in verticale dinanzi all’altare maggiore in modo da costituire un fondale: sarà sostenuta appesa in alto da un traliccio metallico e sul retro da impalcature.

«Il Teatro Sacro mette in scena i drammi della passione e morte di Cristo, in particolare le ultime tre ore di vita sulla croce – hanno spiegato il curatore Giovanni Gardini e il direttore del museo diocesano don Mariano Faccani Pignatelli –: rappresenta un unicum in Italia di immenso valore artistico, culturale e spirituale». Il dipinto fu commissionato dai Gesuiti. «Un ordine intellettuale – ha precisato don Mariano – attento a curare gli aspetti devozionali più profondi, tramite addobbi, costruzioni di tipo barocco, scenografie, rituali e rappresentazioni capaci di coinvolgere i fedeli ed evocare i sentimenti della fede. A Faenza la presenza dei Gesuiti fu molto forte».

Progetto in tre fasi

Il progetto Sacrum facere prevede tre fasi tese a valorizzare al meglio il potenziale pittorico, scenografico, drammaturgico, culturale e sacro dell’opera. La prima fase è dedicata alla verifica dello stato di conservazione; la seconda sarà dedicata alla collocazione nella sua cornice originale; la terza all’esposizione. Ma non solo. Il tutto sarà accompagnato da studi e ricerche sull’opera e l’autore con pubblicazione dei risultati, e poi conferenze, visite guidate, anche di scolaresche, eventi musicali, poetici e teatrali che sappiano leggere la potenza espressiva del teatro sacro. Saranno coinvolti Ravenna Teatri, la Pro Loco, Distretto A, la scuola di musica Sarti.

Per l’Amministrazione è intervenuto il presidente del consiglio comunale Niccolò Bosi che ha rimarcato «lo spessore artistico e storico di Liverani, attraverso il quale possiamo conoscere com’era la Faenza ottocentesca. Di Liverani ricorrono quest’anno i 150 anni dalla morte». Questa iniziativa rientra perciò in una serie di celebrazioni, tese ad una riscoperta del personaggio a cui Faenza è certamente grata.

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