Faenza, il Museo Carlo Zauli compie vent’anni

In occasione dei venti anni dall’inaugurazione del Museo Carlo Zauli, ceramista, scultore e insegnante faentino, è stato ideato 20MCZ, un intensissimo programma per valorizzare la figura dell’artista, unendola alle sperimentazioni contemporanee attraverso mostre, eventi, workshop e progetti vari. Il museo in sé si trova proprio nei laboratori del maestro, per volere della famiglia: è infatti stato il figlio Matteo Zauli ad aver inaugurato il museo, per onorare il lavoro e le opere del padre.

Com’è avvenuta la selezione di opere da esporre? E com’è stato allestire il museo proprio nel laboratorio dove suo padre lavorava?

«La prima selezione, che in gran parte è ancora quella attuale, allestita nel maggio 2002, segue direttamente o indirettamente le indicazioni dello stesso Carlo Zauli, che già alla fine degli anni Ottanta aveva progettato il proprio centro culturale, escludendo dal mercato un gran numero di opere, in parte riacquisite negli anni precedenti. Sulla base di questo primo gruppo di opere abbiamo modulato un racconto espositivo antologico adattando la sequenza temporale del suo lavoro agli spazi che fino a quel momento erano stati spazi di laboratorio, luoghi di lavoro e costruzione delle opere».

Il museo ha subito qualche trasformazione in questi vent’anni?

«Se in gran parte il museo ha mantenuto la sua struttura di contenuti e allestimenti, una sezione, già distaccata rispetto agli storici laboratori – la prima sezione espositiva ideata da Zauli nel pieno della sua attività produttiva – si è profondamente trasformata, lasciando spazio a un’ampia sezione dedicata alla collezione contemporanea e ad attività laboratoristi, didattiche e legate alla sperimentazione legata alla ceramica nell’architettura e nel design».

Carlo Zauli è sempre rimasto legato a Faenza? E come?

«Il grande successo internazionale che mio padre riscosse a partire dagli anni Sessanta lo portò ad avere uno studio a Milano e a compiere frequentissimi viaggi all’estero, che non indebolirono mai l’amore profondo che nutriva per la sua città e per la Romagna. Anche in quegli anni di grandi successi internazionali, tra cui ricordo i tre grandi cicli di mostre personali in Giappone, dove era considerato una vera stella dell’arte del proprio tempo a causa dell’amore profondo che nel Paese nipponico gode la ceramica, non mancava di sottolineare quanto fosse felice di ritornare a lavorare qui. Un cordone ombelicale, quello con la propria terra, testimoniato da molte interviste e molte fotografie che spesso sono più eloquenti delle parole».

Che impronta ha lasciato Zauli nella ceramica contemporanea?

«L’impronta si può sintetizzare in due aspetti: da un lato la piena considerazione che la scultura in ceramica ha oggi è certamente un risultato degli sforzi che lui, insieme ad altri artisti della sua generazione, hanno fatto per sdoganarla; dall’altro l’attenzione, direi quasi la simbiosi che lui sapeva raggiungere con gli elementi e le forme della natura, è molto presente nella ceramica strettamente contemporanea. Basti pensare – e faccio un esempio per tutti – al successo delle opere di Salvatore Arancio, che su questo rapporto lavora con risultati di straordinario rilievo e di indubitabile successo».

C’è ancora chi pensa che la ceramica sia un’arte “minore”, e la sottovaluta rispetto alle altre arti più diffuse e conosciute. Cosa pensa a riguardo?

«Su questo argomento c’è stata una vera e propria rivelazione negli ultimi 15 anni, che abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Oggi anche gli artisti più concettuali, i collezionisti più esigenti, i curatori più sperimentali la considerano un materiale prezioso e perfetto per fare arte. E, come dicevo prima, in questo Carlo Zauli e i suoi contemporanei hanno dato certamente un grande contributo».

Gli appuntamenti

Dopo le iniziative di giugno, Zauli continuerà a essere celebrato in questo anno al Festival dei calanchi, che partirà l’8 settembre e si concluderà il 18, per inaugurare il Parco culturale delle argille azzurre e dei calanchi della Romagna faentina. Il progetto vuole ricordare l’importanza di un’area che va da Faenza a Castel Bolognese, e che fu di ispirazione per molti artisti, in particolare Carlo Zauli.

Altro evento autunnale è la mostra su Carlo Zauli e i contemporanei, che dal 23 settembre al 23 ottobre nello spazio di Alchemilla (Palazzo Vizzani, Bologna) vuole dare spazio all’artista e, appunto, ai suoi contemporanei attraverso rimandi e omaggi, sviluppati da artisti di diverse generazioni sia con ricerche consapevoli e volutamente ideate sia con richiami emersi inconsciamente.

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