Faenza, il degrado nell’eco-quartiere San Rocco mai costruito

Addentrarsi nell’area di quello che sarebbe dovuto diventare l’ecoquartiere di San Rocco, fiore all’occhiello mai sbocciato dell’edilizia sostenibile manfreda, significa prima di tutto attraversare una landa incolta da cui spuntano, abbandonati da anni, i resti del cantiere interrotto. Dalla Ravegnana che passa accanto al terreno svettano la torretta di teleriscaldamento ancora impalcata e la gru, mai rimossa, ma è muovendo i passi all’interno dell’ex cantiere che si scoprono rifiuti di ogni tipo, blocchi di cemento, un’altra gru ripiegata e lasciata a se stessa e un immenso spiazzo scavato con tanto di pali per le fondazioni, ormai irrimediabilmente arrugginiti.

Spaccio e bivacco

Le adiacenti ex Cantine Zanzi, altro luogo abbandonato da tempo, sono invece state elette a postazione da un gruppo di senza dimora: ciclicamente i residenti delle case vicine tornano a lamentare situazioni di degrado, spaccio, bivacco, e di recente «il Comune ha tentato di instaurare un dialogo con gli ospiti – spiega l’assessore alle politiche sociali Davide Agresti – per convincerli a trovare insieme una sistemazione alternativa, ma invano». Già, perché gli interpellati hanno preferito rimanere tra le rovine di quello che da eco-quartiere si è ormai trasformato in eco-mostro. I fuochi per scaldarsi vengono accesi al calare del sole e ardono fino alle prime luci del mattino.

Colonie di topi

E così ogni giorno alcuni volontari in contatto con Caritas portano cibo ai senza dimora: questi ultimi sono specialmente persone di origine africana, ma a rimanere con continuità sotto la tettoia delle ex cantine, dividendo lo spazio con colonie di topi, sarebbero in pochi, due o tre, già noti ai Servizi sociali e al Sert, mentre gli altri girano di meta in meta e San Rocco è probabilmente solo una tappa di un peregrinare infinito che tocca anche altre città. Nelle intenzioni del Comune, l’edificio che ospitò la casa di vinificazione dovrebbe diventare un giorno una struttura socio-assistenziale per la popolazione anziana, contornata da un complesso di appartamenti dove far alloggiare i familiari per i periodi di ricovero, ma l’operazione si trova ancora in mare aperto.

La San Rocco Faenza Case

Più ricca di dettagli, invece, è la storia di San Rocco Faenza Case, la società consortile con sede in Calabria che si costituì nel 2007 appositamente per costruire l’ecoquartiere: nel 2017 la Prefettura di Vibo Valentia notificò alla società una interdittiva antimafia, cancellata dal Tar ma ribadita nel 2020 dal Consiglio di Stato. Circa un anno fa San Rocco Faenza Case ha perciò presentato ricorso per la revocazione: la situazione attuale è quindi congelata, «ma il Comune – afferma l’assessore all’urbanistica, Luca Ortolani – è impossibilitato a intervenire sui lotti di sua proprietà poiché vincolato da una convenzione vecchia 15 anni, in attesa che la giustizia si esprima sulla legittimità della società a costruire su quei terreni». Ma, se anche un domani dovesse arrivare il via libera definitivo, ci sarà comunque da interrogarsi su come dare seguito a un progetto nato alla fine del secolo scorso.

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