Faenza, i funerali di Goffredo Gaeta

«Siamo qui per salutare un grande maestro d’arte sacra, e non solo, un genio versatile che ha evocato nelle sue opere i colori e i profumi dei villaggi mediterranei, scenari dove Cristo e i suoi apostoli hanno fatto risplendere un messaggio nuovo per il mondo intero». Così il vescovo Mario Toso ha aperto ieri mattina in Duomo la messa di esequie di Goffredo Gaeta, deceduto giovedì a 84 anni. Ad assistere almeno trecento persone che hanno occupato la cattedrale fino ai limiti imposti dall’emergenza sanitaria. Tra gli altri anche il sindaco Massimo Isola e numerosi esponenti del panorama culturale, imprenditoriale e dell’associazionismo.

Di fianco al feretro, in una bara di legno chiaro adornata di un cuscino di rose rosse, ha preso posto una delegazione di figuranti del rione Nero, a cui l’artista era molto legato, essendo stato caporione negli anni ’60: fu lui il creatore del gonfalone di Porta Ravegnana e nella sede di via della Croce sono presenti alcune sue opere. In chiesa anche esponenti del Pavone d’oro, lo storico concorso il cui premio in ceramica era realizzato da Gaeta fin dalla prima edizione, come pure plasmò per diversi anni il trofeo Lorenzo Bandini, legato alla Formula 1. Tra gli amici Luisa Quadalti della Senzani Group, nella cui sede di via Risorgimento svetta una sua stele, e l’imprenditore Bruno Cristofori che ha ricordato: «Solo un paio di settimane fa ero a casa sua a giocare a carte».

Innumerevoli le opere di Gaeta in ambienti ecclesiastici, in Vaticano e in numerose chiese italiane o in musei di almeno tre continenti e non solo in ceramica ma anche in vetro.
Uno dei suoi ultimi allestimenti si trova a Rimini in Santa Maria Madre Ecclesia, il cui parroco, don Tarcisio Tamburini, amico di famiglia, è intervenuto nell’omelia: «Salutiamo oggi non solo un artista geniale, ma un marito fedele, un padre, un amico con il quale avevo un legame profondo, perciò sono qui oggi».

Non sono mancati ricordi personali («Si confidava con me su queste tematiche») e ha concluso con un sentito «grazie per quello che hai fatto per la tua Faenza che amavi profondamente. Sei stato un grande uomo, un grande maestro e oggi lassù in cielo faranno per te una gran festa».
Alla porta del Duomo sono state raccolte offerte per gli “Amici della Cardiologia di Faenza”. In auto il feretro è stato poi traslato al cimitero dell’Osservanza per la tumulazione nel Famedio degli illustri faentini, lo stesso sepolcro che ha di recente accolto altri due giganti dell’arte faentina della ceramica: Ivo Sassi e, un mese fa, Wanda Berasi, ovvero l’indimenticabile Muky.

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