Faenza, gioca 130mila euro della compagna alle slot machine

Una relazione durata oltre un decennio, durante i quali la salute di lei è andata peggiorando drasticamente, con gravi esiti dal punto di vista sia fisico che psicologico, fino alla morte sopraggiunta nel 2017. Si erano conosciuti nel 2004, lavorando nei campi per la raccolta dei kiwi nel faentino, e da allora avevano deciso di prendere casa insieme per avviare una convivenza. Ma ora quella storia è finita in Tribunale a Ravenna dove, di fronte al giudice monocratico Cristiano Coiro, il compagno della donna, un 55enne di origini torinesi tutelato dall’avvocato Raffaele Coletta, è chiamato a rispondere delle accuse di appropriazione indebita e circonvenzione di incapace.

Sotto la lente di ingrandimento della Procura sono finite infatti spese e prelievi bancomat, che l’imputato, ascoltato nell’udienza di ieri, afferma di avere sempre compiuto «con il consenso» della compagna e non, dunque, a sua insaputa o approfittando dei «problemi di natura psichica» della donna, come invece ipotizzato dal vice procuratore onorario Katia Ravaioli.

Prelievi tra il 2011 e il 2016

I prelievi contestati, per una cifra di circa 95mila euro, sarebbero avvenuti tra il 2011 e il 2016, «quando la donna era allettata» ha fatto notare l’accusa, mentre per il 55enne la donna non sarebbe mai stata costretta a letto. Anzi, secondo quanto dichiarato dallo stesso nel corso della sua deposizione, i due sarebbero stati «sempre insieme in tutto e per tutto». Anche in ristoranti, alberghi, pub e locali vari: «L’ho portata in giro per l’Italia per curarsi» ha detto l’uomo. Anche nelle sale di slot machine dove, come ha fatto notare l’accusa rivolgendosi all’imputato, sarebbero state perse cifre complessivamente superiori ai 130mila euro. Ma la risposta, persino in questo caso, è stata sempre la stessa: «Ero con lei».

Nel corso degli anni la coppia si è trasferita varie volte in diverse località della provincia di Ravenna e anche l’intestazione delle case, e la loro successiva vendita, è oggetto di dibattimento, così come l’acquisto, per 27mila euro, di una automobile che era stata intestata alla donna per poi essere successivamente reclamata dall’amministratore di sostegno. «Non ho mai chiesto che mi fosse intestato nulla» ha aggiunto il 55enne, che ha anche sostenuto di essere stato l’unico a occuparsi della donna, mentre i parenti sarebbero «scappati tutti quanti» con l’insorgere della malattia.

E, sempre stando alla deposizione dell’uomo, non sarebbe nemmeno vero che la sua compagna avesse sofferto di problemi psichiatrici: quando il viceprocuratore onorario ha domandato se la signora fosse «capace di determinarsi e comprendere le sue necessità», la risposta è stata che era «più sveglia di tante persone».

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