Faenza, garage sale con gli abiti e i cappelli della Muky

Quando arrivò negli anni ’50, le sue minigonne e il suo spirito indipendente provocarono nella castigata Faenza un terremoto nei costumi sociali: a 70 anni da quei giorni e a 9 mesi dalla sua scomparsa, l’artista Muky tornerà protagonista nel palazzo dove ha trascorso la propria vita, lasciato in eredità alla Fondazione Mic per farne una casa-museo sede di residenze d’artista internazionali. Abiti eccentrici, innumerevoli varietà di cappelli, scarpe formato mignon e altri accessori saranno infatti messi in vendita domenica prossima, data del compleanno dell’artista, per un mercato aperto alla cittadinanza e finalizzato a raccogliere i fondi per un primo step dei lavori di ristrutturazione che riguarderanno la messa a norma dell’impianto elettrico: 25mila euro la stima dei costi per questa operazione, punto di partenza per un progetto che occuperà Comune e Mic per diversi anni. «Al momento – spiega Claudia Casali, direttrice del Museo – è stato avviato con la facoltà di architettura di Cesena uno studio per il restauro conservativo di Palazzo Muky-Matteucci, che dovrà essere valutato dalla Soprintendenza. Il progetto dovrebbe vederci impegnati per il prossimo quinquennio». Prima, entro un paio di anni secondo la prospettiva delineata da Eugenio Emiliani, presidente della Fondazione Mic, dovrebbero partire le residenze internazionali, sogno di Muky, che da musa e mecenate delle arti amava circondarsi di artisti «di ogni colore», come lei stessa ripeteva. Tornando al garage sale di domani dalle 14 alle 18, si tratterà solo di un primo appuntamento, con prezzi alla portata di tutti, dai 5 ai 50 euro: l’idea, infatti, è quella di ripetere l’iniziativa anche in altre occasioni, coincidenti con le date chiave della vita di Muky. Si pensa, ad esempio, a un garage sale natalizio, con la possibilità di organizzare un evento speciale anche il 7 gennaio, quando cadrà il primo anniversario della scomparsa. E poi, ancora, si ipotizzano date a Pasqua e nella stagione estiva, con l’obiettivo di raccogliere fondi da impiegare per il restauro. Anche perché, è cosa ormai nota, l’ultimo testamento lasciato da Muky ha riservato diverse sorprese, con immobili e fondi inizialmente destinati al Comune e poi girati, con successive revoche, integrazioni e modifiche registrate dal notaio, a beneficiari privati. Quei beni avrebbero eventualmente potuto rappresentare un tesoretto per il Comune al fine della ristrutturazione del palazzo, ma ormai il dado è tratto e anche il sindaco Massimo Isola preferisce concentrarsi su un altro tipo di eredità lasciato da Muky, quella morale: «Ci siamo chiesti come fare vivere la memoria di un artista quando scompare – afferma –. Anche Muky si era posta il tema con largo anticipo e ha gettato le basi per costruire un progetto unico in Italia».

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