Faenza, lo storico circolo Dlf a rischio di chiusura

Lo storico circolo Dlf di Faenza sta per chiudere: non naviga in buone acque da tempo e a fine mese chiuderà il bar. Le bariste hanno già ricevuto il preavviso. Entro fine anno dovrebbero poi cessare le attività culturali, sportive e ludiche ospitate ai piani alti. E’ pur vero che si sono innescate manovre per tentare di salvare il salvabile il cui esito è però incerto. Della questione è stata informata anche l’Amministrazione comunale che potrebbe essere interessata ad eventuali trattative, anche perché la scomparsa sarebbe un impoverimento per la città, viste le funzioni sociali, ricreative e il patrimonio conservato: vedi per esempio la Fototeca Manfrediana.
I rischi di una soppressione si palesarono già nel 2014, dopo un crollo finanziario che rese necessario il commissariamento. A Faenza arrivò così, incaricato dal Dlf nazionale, Roberto Curcelli, che ne rilevò la gestione, risanando buona parte dei debiti.
Ma poi, con l’arrivo del Covid, le chiusure forzate, i mancati introiti, non ci si è più risollevati. Tant’è che al Dlf nazionale è restato poco da fare: o restituire le chiavi del complesso alle Ferrovie proprietarie, o tentare un rilancio alla luce delle potenzialità esistenti.
Perciò la decisione al momento pare essere quella dell’ingresso a giorni del nuovo commissario, Claudio Dumini, presidente dell’omologo circolo di Ravenna, il quale sta effettuando verifiche soprattutto contabili, sullo stato infrastrutturale ed eventuali adeguamenti.
La sezione di Faenza è una ramificazione dell’Associazione nazionale Dlf con sede a Roma, presieduta da Pino Tuscano: è insediata nell’ex monastero di S.Caterina, di proprietà delle Ferrovie, in carico però alla controllata del gruppo che si occupa del patrimonio immobiliare.
Il Dlf nazionale paga un affitto alle Ferrovie, e lo riscuote dai circoli periferici che in Emilia Romagna fanno capo al Circolo di Bologna.
«Faenza – afferma il commissario uscente Roberto Curcelli – paga 57mila euro all’anno, una somma che non si riesce a raggiungere; finora l’ha appianata dalla sede centrale, che sarebbe disposta a mantenere il circolo, qualora sia possibile realizzare una gestione virtuosa».
L’insostenibilità economica si sarebbe acuita con il caro bollette: «Mi sono giunti 5mila euro di luce che ho rateizzato, ma non appena pago la prima rata , subito mi arriva un’altra bolletta di quasi 2mila euro. Insomma non ci si sta dietro».
Ad essere allarmate oltre alle bariste che perderanno il lavoro, sono le associazioni interne: «Abbiamo un patrimonio importante che è anche pubblico – afferma Gian Marco Magnani della Fototeca Manfrediana –, perciò è interesse di tutti conservarlo. Fin dal 1971 conserviamo le immagini di Faenza degli ultimi 160 anni: c’è tutta la nostra storia. Che fine faremo? Ma non solo noi anche le altre attività dove andranno? La chiusura sarebbe un impoverimento per tutta la città».

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