Faenza, chiesa dell’Osservanza: stop ai funerali

Alla chiesa dell’Osservanza, annessa al cimitero, non si potranno più celebrare i funerali. La norma entra in vigore dall’1 gennaio 2023, con una deroga, ovvero la possibilità di “effettuare le esequie solo in via eccezionale”. Il provvedimento è già in vigore in via transitoria, a discrezione del parroco competente, che in tanti casi finora ha concesso questa opportunità, ma l’anno nuovo non sarà più possibile.
La chiesa dell’Osservanza, priva dell’Eucarestia, resterà attiva solo come luogo di preghiera personale. Le motivazioni le ha spiegate il cancelliere della diocesi, don Mariano Faccani Pignatelli, che fa riferimento al «diritto canonico e all’insostenibilità economica del servizio».
La basilica è di proprietà del Comune ed è priva di un cappellano: «La presenza dei presbiteri – afferma don Mariano – si è ridotta al solo momento delle esequie e finora tutto è stato garantito da personale laico rimborsato per il servizio. Purtroppo certe spese gravanti sulla gestione e sulla Diocesi hanno fatto toccare con mano l’insostenibilità del servizio così come era stato organizzato in questi anni».

Ma vi sono anche ragioni più profonde: «La comodità e l’abitudine di svolgere le funzioni all’Osservanza hanno determinato un progressivo distacco dei fedeli dalle parrocchie di appartenenza», sostiene il cancelliere che ritiene fondamentale invece «ritrovare il senso di appartenenza a una famiglia parrocchiale, cosa su cui nel passato recente non si transigeva, perché è uno dei fondamenti della fede cattolica: un binomio che non si può rompere».

La decisione è di celebrare le esequie in qualsiasi parrocchia, dove i fedeli hanno vissuto la loro esperienza di fede. Fino a pochi decenni fa questo era pressoché scontato, sennonché la possibilità di convergere all’Osservanza riducendo i tempi dei funerali ha cambiato le abitudini.
In merito all’insostenibilità economica don Mariano fa un parallelo con altre chiese chiuse (anche quelle di proprietà ecclesiastica) e a situazioni che si sono venute a creare come lo svuotamento di conventi e monasteri: attualissima è la spinosa vicenda delle suore di Fognano, mentre per il convento cittadino di Santa Chiara, tutto si è risolto con il consensuale trasferimento delle poche sorelle rimaste a Monte Paolo.
«Ci sono chiese – spiega ancora don Faccani – che la progressiva riduzione del clero ha comportato la dolorosa decisione di chiuderle al culto ordinario, riservandole a ridotte occasioni di preghiera. Oltre al precipitare delle vocazioni, anche a causa dei grandi cambiamenti sociali ed economici, la Chiesa non è più in grado di mantenere economicamente tutte le immense strutture di proprietà o in affidamento. Il caso più clamoroso è quello riguardante conventi e monasteri, specie femminili, che, dopo secoli di presenza e onorato servizio, sono chiusi o attendono una difficile soluzione, mentre tetti e infissi vanno in progressiva crisi».

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