Faenza, chat a luci rosse: ragazzina di 12 anni in trappola

Il nome della chat su Whatsapp sintetizzava alla perfezione l’argomento della conversazione: “Hot”. All’interno, allusioni, messaggi espliciti e foto a luci rosse, puntavano a convincere i partecipanti affinché contribuissero con ulteriori contenuti a luci rosse; e fra questi, la più fragile di tutti, una ragazzina di appena 12 anni. È lo scenario che – una volta scoperto – ha dato il via a un’inchiesta nei confronti di svariati giovani, indagati per adescamento di minori e detenzione di materiale pedopornografico, che sono finiti a processo in vari tribunali Italiani, fra i quali Ravenna. E proprio ieri nel palazzo di giustizia bizantino, uno di loro, 25enne fiorentino, è stato assolto da tutte le accuse.

La denuncia della madre

La vicenda risale al 2018 ed è emersa proprio alla luce della denuncia sporta dai genitori della giovane, residenti nel Faentino e tutelati dall’avvocato Marco Solaroli. Era stata la madre a scoprire che la figlia accedeva a chat osée utilizzando svariate sim di casa, compresa la sua, con decine di ragazzi canalizzati da altrettanti siti e spazi digitali dedicati a contenuti al limite della legalità. Almeno una trentina i numeri finiti nella lente d’ingrandimento dei carabinieri, stringendo il cerchio su 4 ragazzi, uno dei quali minorenne. Avevano creato un gruppo parallelo nel quale erano stati rotti gli indugi con la ragazzina, inviandole foto intime con la pretesa che lei ricambiasse l’omaggio. Un gioco pericoloso che si era poi ramificato non appena il contatto dell’adolescente era stato condiviso e utilizzato a sua volta come bene di scambio di un mercato malato.

Foto negate e concesse

Alle richieste la ragazza non rispondeva sempre con un sì. Nel caso del 25enne toscano, non avrebbe concesso alcuno scatto, ricevendone solo. Elemento sul quale ha puntato ieri la difesa dell’imputato (assistito dall’avvocato Cecilia Cappelletti), sostenendo che non fosse mai stata chiarita la sua età esatta, a un primo sguardo maggiore rispetto a quella anagrafica. Seppure dalle indagini dei carabinieri siano emerse prove inequivocabili delle conversazioni a luci rosse, il fatto che tra i due non ci sia mai stato alcun incontro deve avere pesato sulla sentenza, a dispetto della richiesta di condanna a un anno e 9 mesi avanzata dal vice procuratore onorario Marianna Piccoli.

Era accaduto diversamente con un altro membro della chat. Pur avendo ricevuto dalla 12enne foto intime, le ha cancellate subito dal proprio telefono. Per questo il procedimento a Ferrara nei suoi confronti si è concluso con l’archiviazione. Per un altro minorenne il processo a Bologna è finito invece con il perdono giudiziale, mentre sono ancora in corso e udienze a Cuneo per il quarto ragazzo che a furia di avances e ammiccamenti sarebbe addirittura riuscito a strappare un incontro.

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