Faenza, ceramiche: nuova esposizione al Mic


Già nel primo ‘500 Leonardo da Vinci sottolineava come la valle del Lamone fosse particolarmente ricca di “terra da far boccali”: un connubio antichissimo quello tra la città manfreda e la ceramica, in cui il genio rinascimentale riconosceva come punto d’eccellenza la produzione di oggetti d’uso quotidiano.
Oggi brocche, boccali e crateri tornano protagonisti al Museo internazionale delle ceramiche con la mostra “Gioia di ber”, a cura di Valentina Mazzotti e visitabile fino al 30 aprile 2022: in esposizione oltre duecento oggetti provenienti, con l’unica eccezione dei prestiti della Manifattura Bitossi, dai depositi museali. Il risultato è una panoramica su tremila anni di storia, dall’antichità a oggi, in cui grazie a un ricco repertorio di testimonianze materiali è possibile ricostruire usi e costumi del passato riguardo al vino e la buona tavola.
Dai romani al medioevo
Il viaggio inizia dall’antichità classica, con i crateri decorati a motivi mitologici e che servivano alla mescita del vino, all’epoca imbevibile se servito schietto. Accanto ad essi le anfore da trasporto: in una di esse, vera e propria rarità di epoca romana, è inciso il peso del contenitore da pieno, quando solitamente si indicava invece il peso dell’anfora vuota. Alla ricognizione del materiale ha collaborato anche l’Università di Bologna, che sarà partner del Mic anche nel 2022 per il riallestimento dell’area greco-etrusca.
Andando avanti nel tempo e nel percorso espositivo si scopre la panata medioevale, tipologia di boccale più in uso nel periodo, mentre sulla tavola si moltiplicavano ciotole e scodelle: la diffusione del piatto individuale sarà infatti una conquista del Rinascimento.
Divertirsi a tavola
Tra i pezzi più interessanti vi è sicuramente il boccale con la scritta “Ber”, un invito a lasciarsi andare ai piaceri di Bacco che è stato lo spunto per individuare il titolo della mostra e che si poteva rintracciare anche nei reperti romani, con l’imperativo “Bibe”, “bevi”. Il rapporto goliardico con il vino si manifesta anche nei preziosi cimeli databili alla seconda metà del ‘500: con l’affermarsi del gusto manierista in arte muta anche l’aspetto di oggetti come brocche e recipienti, che si fanno più estrosi e stravaganti. I potenti dell’epoca amavano decisamente divertirsi a tavola, ed è in quel contesto che nacquero i “bevi se puoi”, coppe con condotti nascosti e finti beccucci finalizzati a creare impaccio nel bevitore suscitando reazioni di ilarità nei commensali.
Tra una beffa e l’altra, a qualche malcapitato poteva ad esempio capitare di doversi destreggiare con la famigerata “Coppa di Tantalo”, ispirata dal mitico personaggio condannato a non poter saziare né fame né sete.
Dal liberty alle osterie
La rassegna prosegue, con la collaborazione di Isia, fino agli esiti del design del XX e XXI secolo, dalle raffinatezze liberty di Achille Calzi e Galileo Chini fino agli sviluppi più recenti in cui spiccano, fra gli altri oggetti, alcune coloratissime bottiglie componibili di inizio millennio. Si sviluppa infine il percorso all’interno delle osterie, eredi degli antichi termopoli: ceramiche spesso semplici e povere.
«Il tema di questa mostra – commenta il sindaco Massimo Isola – continua ad essere affrontato ancora oggi dalla ceramica europea: nella produzione di oggetti d’uso aderenti alla vita quotidiana delle persone si manifesta l’aspetto socio-antropologico di questa tecnica».

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