A Faenza la Caviro produce dagli scarti biometano per 18mila autovetture

A Faenza la Caviro produce dagli scarti biometano per 18mila autovetture
L'inaugurazione dell'impianto a Faenza (foto mmph)

FAENZA. Una novità che mira a rendere ancora più verde e sostenibile una fra le eccellenze produttive del territorio e dell’intero suolo nazionale: è stato inaugurato ieri mattina il nuovo impianto di biometano di Caviro Extra, società del Gruppo Caviro. Un investimento di 9 milioni di euro, con il quale il marchio conferma una vocazione innovativa presente fin dalle origini e si impone come primo produttore di biometano avanzato da impianto agroindustriale In Italia.

[meta_gallery_slider id=”85550″]

Il biometano
L’impianto inaugurato ieri, già funzionante, ha una capacità produttiva di 12 milioni di Nm3 di biometano avanzato, che verranno immessi nella rete nazionale Snam e saranno destinati al rifornimento di circa 18mila autovetture. Il biometano viene realizzato dai sottoprodotti della filiera agroalimentare, e quindi senza sottrarre terreno all’agricoltura: ad entrare nei digestori sono i reflui delle varie attività di distillazione e della filiera agroindustriale del territorio (lattiero-casearia, dolciaria, alimentare) che vengono poi depurati attraverso un procedimento specifico. Il gas in uscita dopo il processo di raffinazione è dunque più puro di quello tradizionalmente presente nella rete nazionale, in quanto privo di idrocarburi di origine fossile. Il nuovo sistema consentirà inoltre di ridurre le immissioni di anidride carbonica nell’atmosfera a favore di un suo reimpiego in molteplici settori e di riciclare come fertilizzanti naturali i residui rimasti dopo il processo di digestione.

All’avanguardia
«Caviro Extra – spiega Carlo Dalmonte, presidente del Gruppo Caviro – è una delle imprese all’avanguardia nell’economia circolare in Italia. Siamo alla terza inaugurazione in pochi mesi, risultati eccellenti per la prima grande filiera vitivinicola italiana». Il direttore generale del Gruppo, Simon Pietro Felice, fornisce numeri che rendono palese l’importanza di Caviro a livello nazionale: «Contiamo 12.500 soci riuniti in 32 cantine – afferma – che producono dai 4 ai 5 milioni di ettolitri di vino: il 10% della produzione nazionale».

Rane e cicogne
L’anima verde dell’azienda è testimoniata anche da rane e cicogne, e non si parla di una trovata pubblicitaria: nelle dirette adiacenze degli stabilimenti si trova l’Oasi delle Cicogne, dove in questo periodo si nutrono e nidificano una quarantina di volatili. La loro presenza è un termometro che misura la qualità ambientale.

Soddisfazione viene espressa anche dal mondo politico: «Un passaggio importante – afferma il sindaco Giovanni Malpezzi – per un gruppo che ha segnato con il proprio sviluppo il panorama agroindustriale degli ultimi cinquant’anni».

Presente Paola Gazzolo, assessore regionale all’Ambiente: «L’iniziativa di Caviro – commenta – è un esempio di sostenibilità economica, ambientale e sociale da promuovere a livello nazionale. L’Emilia Romagna è stata la prima regione italiana a dotarsi, nel 2015, di una legge relativa all’economia circolare: con questo impianto Caviro chiude un cerchio e trasforma scarti e sottoprodotti in materie prime e seconde».

Argomenti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *