Faenza, caro energia e limitazioni: piscina in difficoltà


Anche Co.Gi.Sport aderisce alla protesta indetta dalle piscine di tutta Italia: domenica l’impianto manfredo resterà quindi chiuso per lanciare un grido di allarme. Troppo pressante l’incremento delle spese energetiche, che in aggiunta alle perduranti limitazioni crea una combinazione letale. Il presidente di Co.Gi.Sport, Roberto Carboni, lo dice chiaramente: «L’unica domanda che possiamo porci ora è: quando chiuderemo?». Una prospettiva spettrale, frutto di una situazione che purtroppo si sta trascinando da lungo tempo.
In due anni abbiamo avuto 10 mesi di chiusura e 14 di limitazioni – prosegue Carboni –. E il caro energia non è una novità di oggi, dobbiamo farvi fronte dalla scorsa primavera: ma chi doveva agire se ne è accorto solo a Natale. L’ignavia del settore pubblico è incomprensibile».
Le bollette che arrivano in piscina non lasciano spazio a congetture: in pochi mesi il prezzo del gas al metro cubo è più che raddoppiato, passando da poco meno di 50 centesimi a 1,15 – 1,20 euro.
E così le preoccupazioni per il futuro crescono: «I conti si faranno in autunno – prevede Carboni – e, se i costi resteranno questi, si potrebbe ipotizzare la chiusura invernale. C’è anche chi sta valutando stop periodici: a Mercato Saraceno, per esempio, la piscina è rimasta chiusa per sei settimane».
L’impatto di decisioni del genere sarebbe violento anche sulle attività agonistiche: solo a Faenza sono circa 150 i bambini e i ragazzi dai 6 ai ai 20 anni che praticano sport all’interno della piscina. Una fascia di popolazione, questa, che secondo Carboni è stata già pesantemente danneggiata. Al di là della questione green pass, sulla quale sono numerose le società sportive che hanno espresso critiche, c’è anche un fattore burocratico: «Un ragazzo che guarisce dal covid può riprendere l’attività solo dopo aver effettuato una nuova visita agonistica, anche se in perfetta salute – spiega ancora il presidente di Co.Gi.Sport –. Il problema è che questo significa costi aggiuntivi per le famiglie, e gli appuntamenti spesso vengono dati solo a un mese di distanza».
Insomma, per le piscine, così come per le altre realtà del mondo sportivo, il rischio cortocircuito è concreto. E, senza un intervento da parte dello Stato, le soluzioni all’orizzonte sembrano insufficienti: «Calcolando l’incidenza dei costi di utenza dovrei portare il costo del biglietto a circa 12 euro. Ma questa non è solo una via impensabile, è anche profondamente ingiusta, non possiamo tornare agli impianti elitari degli anni ‘70».

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