Faenza, arrivati i primi profughi

Sono arrivati anche a Faenza i primi profughi provenienti dall’Ucraina. In realtà il flusso è cominciato già nella scorsa settimana, con lo scoppio della guerra, ma tracciare tutti gli spostamenti è praticamente impossibile, perché le notizie di nuovi arrivi, non sempre attendibili, si susseguono di ora in ora.
Al momento sono fra le 30 e le 50 le persone giunte a Faenza appoggiandosi a parenti, amici o conoscenti residenti sul territorio che le ospitano nelle proprie abitazioni.
A livello ufficiale, invece, è notizia di ieri l’accordo raggiunto tra Comune, Diocesi e Caritas per l’individuazione di spazi di accoglienza: uno di questi è Villa Bersana, o “Casa Padre Daniele”, struttura associata alla Federazione italiana esercizi spirituali. Qui, sulle prime colline faentine, sono ospitate da ieri 15 persone, di cui 5 minori.
Pare inoltre che altri immobili religiosi siano stati resi disponibili per ospitare i profughi ucraini: tra questi, in centro storico, il convento di Santa Chiara, che potrebbe ospitare fin dai prossimi giorni circa 25-30 persone.

I racconti di chi è arrivato, accolto ieri dal sindaco Massimo Isola, dall’assessore alle politiche sociali Davide Agresti e dal direttore di Caritas don Marco Ferrini, portano sul territorio la concretezza tragica delle immagini che in questi giorni stanno occupando tutti gli spazi mediatici: «Abbiamo viaggiato per quasi tre giorni, dormendo nel furgone e attraversando la Moldavia, la Romania, l’Ungheria, la Slovenia entrando poi in Italia – raccontano alcune –. La paura è tanta, ma non potevamo fare altro che fuggire via dalle nostre case e dai nostri lavori».
Natalia, ad esempio, era bibliotecaria a Yampil, una città che si trova sul confine con la Moldavia: è arrivata a Faenza con sua figlia di 9 anni, grazie a un passaggio di fortuna offerto da un connazionale. Originaria di Yampil è anche Iryna: faceva l’insegnante di inglese, ora ha lasciato la propria terra portando con se i figli di 2 e 8 anni.

«Il coordinamento cittadino – spiega Agresti – sta agendo in un’ottica di emergenza, con il supporto di oltre sessanta associazioni. Dalla prossima settimana implementeremo ulteriormente il nostro lavoro, perché l’obiettivo è favorire una reale integrazione all’interno della nostra comunità attraverso sport, scuole di italiano, teatro e molto altro. Serve una rete di socialità».

Nel frattempo, ai due punti di raccolta di beni di prima necessità sorti nella città manfreda, ieri ne è stato aggiunto un terzo: sarà quindi possibile consegnare cibo e medicinali al Mini Mix di via Oberdan 12, alla chiesa ortodossa di San Vitale in corso Mazzini 109 e alla chiesa ortodossa moldava Santi Pietro e Paolo in corso Mazzini 150. Per chi invece volesse ospitare i rifugiati in casa propria o fornire una qualche forma di aiuto sul nostro territorio, dal sito web dell’Unione della Romagna Faentina è possibile scaricare un form per dare la propria adesione gratuita.

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