Faenza, 1.138 ore di finta cassa integrazione per ricevere contributi per il Covid: due società nei guai

Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Ravenna, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Ravenna, hanno proceduto ad effettuare i controlli di rito per il contrasto alle indebite percezioni di contributi pubblici erogati in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, individuando così due società faentine collegate tra loro e operanti nel settore dell’ideazione di campagne pubblicitarie che hanno richiesto e ottenuto i fondi della Cassa Integrazione Guadagni in deroga (CIGD) e dell’assegno ordinario recante causale “Covid-19” erogato dal Fondo di Integrazione Salariale (FIS) per alcuni dipendenti che invece sono risultati essere stati regolarmente impiegati e retribuiti in parte in contanti “fuori busta”.

Gli approfondimenti investigativi svolti dai finanzieri della Compagnia di Faenza anche mediante l’analisi di alcuni file rinvenuti ed estrapolati dai computer aziendali, hanno infatti permesso di individuare una contabilità parallela relativa all’effettiva presenza in servizio dei dipendenti, da cui è stato possibile accertare che alcuni di loro avevamo lavorato anche in molte giornate in cui invece risultavano ufficialmente a casa usufruendo dei contributi pubblici della cassa integrazione guadagni.

Le dichiarazioni dei dipendenti interessati, che hanno ammesso la consegna di emolumenti aggiuntivi completamente “in nero”, confrontate con la documentazione contabile e con le comunicazioni effettuate all’INPS in merito alle presenze giornaliere hanno quindi permesso di accertare come le società, approfittando delle misure di sostegno adottate dal Governo in soccorso delle aziende colpite dalla crisi pandemica, avessero, per il periodo da aprile a dicembre 2020, falsamente fatto ricorso all’integrazione salariale della Cassa Integrazione Guadagni in relazione a 5 lavoratori.

Al termine dell’attività, l’amministratore delle citate società è stato deferito alla Procura della Repubblica di Ravenna in relazione al reato di indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato, previsto dall’art. 316-ter del Codice Penale. Inoltre, anche le società beneficiarie sono state segnalate alla medesima Autorità Giudiziaria per l’illecito amministrativo dipendente da reato commesso dagli amministratori nel loro interesse, ai sensi dell’art. 24, comma 1, del D.Lgs. n. 231/2001.

Le condotte illecite accertate sono state quindi oggetto di segnalazione anche al competente ufficio dell’INPS per il recupero delle somme indebitamente percepite dalle due società, per un importo complessivo di circa 7.000 euro, corrispondente al pagamento di oltre 1.138 ore di astensione lavorativa falsamente attestate al citato Ente assistenziale.

Inoltre, anche i dipendenti impiegati irregolarmente saranno destinatari delle relative sanzioni amministrative per essersi prestati a partecipare a tale meccanismo fraudolento.

L’attività svolta si inquadra nella costante attenzione operativa riposta da tutti i Reparti della Guardia di Finanza per il continuo rafforzamento dell’azione di prevenzione e contrasto dei fenomeni illeciti connessi alla perdurante fase di emergenza sanitaria, per verificare che nessuno possa approfittarsi delle misure straordinarie di finanza pubblica previste a sostegno delle imprese e delle famiglie e che i fondi stanziati finiscano a beneficio di coloro che realmente si trovino in una condizione di svantaggio e di difficoltà economica e sociale.

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