Fabrizio De André & PFM: il concerto ritrovato

Fabrizio De André è stato la dimostrazione vivente che una canzone può essere corrosiva e impervia, lirica e realistica. Un artista rivoluzionario, capace di liberare la musica italiana dal peso della tradizione e di affrontare con coraggio i territori meno battuti.

Allo stesso tempo, però, “egli non ha mai dimenticato la tradizione, ma ha saputo rinnovarla, recuperarne le parti più vive ed importanti”. “C’è una bellissima analisi fatta da Franco Fabbri nel libro ‘Accordi eretici’ – ha scritto Enrico De Angelis in proposito – là dove conia l’idea del ‘blues rinascimentale’ nel senso che De André evita il meccanismo tonica-dominante e l’invadenza della sensibile, e usa il modo minore come era uso nel Medioevo e nel Rinascimento e come poi è stato nel blues e nel folk”.

Questa di cui parliamo è la versione solo sonora del concerto filmato a Genova il 3 gennaio 1979 durante il tour, partito da Forlì il 21 dicembre del 1978, che vide l’artista genovese suonare insieme alla Pfm, allora gruppo di eccelsa ricchezza musicale.

In brani quali La Canzone Di Marinella, Andrea, La Guerra Di Piero, Amico Fragile, Rimini, Bocca Di Rosa, Via Del Campo, soltanto per citarne alcuni, ritmi, tempi, schemi armonici e strumentazione si configurano come corredo significante per una voce, quella di De André, piena di note basse e, contemporaneamente, di armoniche alte (non solo: per il cantautore ligure c’è, imprescindibile, l’eleganza del porgere la voce, della dizione nel canto…).

Pezzi, scanditi da un’invenzione metrica rigorosissima, costruiti facendo leva su una parola percepita anche come suono; sulla segmentazione della melodia; su un approccio ai testi che ha come centro d’interesse soprattutto la parte più debole e vulnerabile dell’umanità; su un arrangiamento, legato agli stilemi del rock, che si rivela più che mai portatore di senso.

Ogni canzone de “Il concerto ritrovato” pare offrire l’esempio di cosa voglia dire compiere un cammino autentico per raggiungere una consapevolezza sonora e poetica. E De André, “qui diventato un guerriero armato di versi affilati”, per dirla con le parole di Gino Castaldo, riesce una volta di più a infondere a chi lo ascolta quel senso di stupore e spiazzamento che è tipico di tutta la sua musica.

“Già a vent’anni avevo scoperto che gli uomini agiscono per meccanismi complessi, anche indipendentemente dalla loro volontà. Allora finisci per trovare poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore. Se estendi questo tipo di indulgenza anche a te stesso, riesci ad avere un rapporto meno contrastato con il tuo prossimo” (Fabrizio De André).

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