Fabio Pusterla a Faenza per Rassegna Dante

Fabio Pusterla, tra le voci più autorevoli della poesia contemporanea, sarà a Faenza oggi alle 18 nel complesso ex Salesiani, ospite dell’associazione IndependentPoetry per la Rassegna Dante. L’incontro prenderà le mosse da Cenere, o terra, (Marcos Y Marcos, 2018), per poi allargarsi alle più recenti pubblicazioni dell’autore: Requiem per una casa di riposo lombarda (Marcos Y Marcos, 2020) e Truganini (L’Arcolaio, 2021). Martina Drudi accompagnerà l’incontro al pianoforte.

“Cenere, o terra”: la presenza del Purgatorio, esplicita fin dal titolo che riprende il Canto IX, sembra suggerire una somiglianza tra il nostro mondo e il regno dantesco dell’attesa e dell’espiazione. È così?

«Credo di sì, ma senza esagerare per non cadere nella retorica. Delle tre cantiche, il Purgatorio mi sembra quella più accogliente per la sensibilità moderna e la più vicina alla nostra realtà esistenziale. L’Inferno, con i suoi effetti speciali, è senza dubbio la cantica di più facile accesso, ma nel Purgatorio si sente a mio avviso molto forte una dimensione di incertezza umana, attesa, speranza ma anche rimpianto. Indipendentemente dall’impalcatura teologica e filosofica, mi pare si possa avvicinare molto alla nostra condizione».

In Truganini, raccolta dedicata all’ultima indigena della Tasmania, travolta con il suo popolo dalla furia colonizzatrice occidentale, si legge: «Il mondo di adesso è fatto di cose diverse / non vuole ricordare quelle di prima». La perdita della memoria è una caratteristica costitutiva della nostra epoca?

«È un tema su cui rifletto da molto. Anni fa scrissi il libro Le cose senza storia, con l’idea di vivere in un presente che non è solo luogo del tempo ma anche luogo politico di organizzazione sociale con determinati obiettivi. Credo sia una caratteristica del nostro tempo, perché assistiamo a un appiattimento del presente, in una realtà che si vuole proporre come l’unica possibile: dimensione inquietante, ma non ancora totalizzante. Penso si possa tentare di opporsi accendendo, come fuochi, dei valori memoriali e mantenendoli vivi: lo sguardo non va rivolto solo al passato ma anche alla progettazione di un futuro diverso, al di fuori di ciò resta il terrificante presente immutabile. Esisteranno sicuramente altre epoche, forse esistono già nella parte migliore della nostra immaginazione: mantenere vivo il pensiero utopico è un contravveleno contro la pretesa totalizzante».

Il” Requiem per una casa di riposo lombarda” è un testo particolarmente duro: crede che si sia passato un limite etico nella concezione della vita umana e della sua fragilità?

«Penso che questo valga in generale per tutto ciò che è accaduto in questi due anni: non siamo solo di fronte a un’emergenza sanitaria, ma a un terribile catalizzatore di contraddizioni etico-politiche, a cominciare dall’origine e diffusione del virus fino al tema delle case di riposo e del trattamento delle persone anziane. Questi aspetti toccano il sistema economico e sociale e pongono l’utilità produttiva delle persone come categoria dominante. La bella favola per la quale il covid ci avrebbe spinti a migliorare resta, appunto, una favola, che si scontra contro i poteri forti di economia, politica e finanza e da cui nasce una società ancora più ingiusta».

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