Fabio Lazzari, il “Buon vivere” parte dai diritti

FORLì. Fabio Lazzari è ideatore, insieme a Monica Fantini, della mostra fotografica “Essere Umane” (doveva inaugurare a Forlì a fine novembre, è stata posticipata al 2021). Abbiamo raccolto la testimonianza del suo osservatorio maschile nell’ambito del “femminile plurale” del “Festival del Buon vivere”, che si è concluso domenica 29 novembre.
Come è nato lo spunto di pensare ad un percorso espositivo tutto declinato al “femminile plurale”?
«Il mio sogno è quello di vivere in un mondo dove non ci sia bisogno di specificare uomo o donna. Il problema è che viviamo invece in un modo dove le grandi autrici sono spesso identificate come la moglie di o la musa di, sono donne che hanno fatto un lavoro straordinario e siccome noi non siamo nel migliore dei mondi possibili ci è sembrato importante mettere insieme delle autrici che hanno fatto la storia della fotografia, autrici senza le quali il mondo sarebbe più povero. La particolarità di questa mostra sta nel fatto che per ogni autrice è stata selezionata una serie di fotografie dedicata a temi legati al “Buon vivere”: la questione razziale, la povertà e penso alle foto di Dorothea Lange e a come abbia documentato la Grande Depressione, oppure ad Eve Arnold che ha documentato le sfilate ad Harlem, organizzate da neri che rivendicavano l’uguaglianza rispetto al mondo ricco di Manhattan».
Cosa significa per lei lavorare al fianco di una donna come Monica Fantini, l’ideatrice del “Festival del Buon vivere”?
«Per me è un grande privilegio lavorare con Monica. È una persona straordinaria, con un grande entusiasmo, con grandi capacità. Lei ha fatto una cosa meravigliosa: ha trasformato un suo dolore personale in una occasione per riflettere sui privilegi che viviamo e di cui non ci rendiamo conto. Il “Festival del Buon vivere” raccoglie ogni anno interventi di grandi personaggi della società per riflettere e per confrontarci sui tempi che viviamo».
Da uomo, come considera il femminismo?
«Per me è importante distinguere tra differenza di genere e disparità di genere: considero la differenza di genere un grande valore. Il movimento femminista ha avuto e ha un ruolo fondamentale nel porre attenzione su una cosa inaccettabile come la disparità. Dalle donne nasce la vita, in loro è innato il senso della cura e dell’accudimento e proprio questo dono che fanno all’umanità è un pretesto per tenerle ai margini. Ogni forma di rivendicazione ha la necessità di essere combattuta e di essere condotta nell’ambito della civiltà, della cultura e della conoscenza».
La campagna dei nostri giorni contro la discriminazione, la disparità di genere è intensa, appassionata. Dal suo punto di vista maschile come la misura: è troppo o troppo poco?
«Io penso che la campagna di sensibilizzazione abbia senso fino a che il problema non venga risolto. Quello che si fa per rivendicare un diritto così importante come la parità di genere non è mai abbastanza, non è mai eccessivo. È anche importante porre l’attenzione su una questione come quella dello svalutare il lavoro delle donne. Alessandra Smerilli, che è una religiosa ed una economista, ha studiato il lavoro di cura che le donne fanno nel mondo e che non viene retribuito, non viene valorizzato, non viene considerato: ha stimato un valore annuo di 10 mila miliardi, 40 volte il fatturato di Apple».
Lei è un lettore forte. Che libri consiglierebbe a supporto di una campagna contro la disparità di genere?
«Indubbiamente un grande classico come “Una stanza tutta per se” di Virginia Woolf, un libro che parla del linguaggio, delle parole: le parole creano pensiero, cultura, consapevolezza, sono importanti per capire noi stessi e il mondo. Consiglio anche “Coltivare l’umanità” e “Sesso e giustizia sociale” di Martha Nussbaum, una grande filosofa, protagonista di temi etici e sociali contemporanei».
Di cosa è fatto il suo “Buon vivere”?
«Buon vivere” è un modo di parlare di felicità e penso che lo si raggiunga quando un essere umano arriva a sentirsi parte di una comunità. Sappiamo tutti che il tasso di felicità non dipende dal denaro, dall’affermazione sociale, ma dalla qualità delle nostre relazioni. Non ci può essere “Buon vivere” se non ci sentiamo parte di un corpo sociale più ampio, se non ci preoccupiamo di stringere relazioni tra genere, tra generazioni. E poi è importante fondare tutto questo sulla cultura e sulla conoscenza».

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