Ex Macello Cesena, Motorspecial: «Risolviamola»

«Dal Comune e dai cittadini non vogliamo un euro, vogliamo solo risolvere questa situazione», Andrea Suzzi Barberini e il suo socio Giorgio Casadei Lucchi dicono la loro sulla vicenda che li vede coinvolti per l’ex Macello.

Sono entrambi soci della Motorspecial, la società che ha realizzato i lavori di recupero dell’ex Macello e che in virtù di una convenzione firmata con il Comune, in cambio ha avuto la titolarità del diritto di superficie fino al 2059. Per il Comune quella convenzione è da considerarsi conclusa, e la rescissione anticipata del contratto è da attribuire al mancato rinnovo da parte di Motorspecial della fidejussione da 150.000 euro che era tra i requisiti del contratto e che è scaduta nella primavera del 2019, per i due soci quel contratto è ancora in essere.

Partono da qui i due soci nel dare la loro versione dei fatti: «L’articolo 14 del contratto precisa che al termine dei 10 anni il Comune poteva chiederci il rinnovo della fidejussione da 150.000 euro, pena l’incameramento della stessa. Ma il Comune, che il rinnovo avrebbe dovuto chiedercelo prima della scadenza, non ha fatto né l’una né l’altra cosa. Al punto che eravamo convinti che non servisse più». Un anno e mezzo dopo, invece, il comune manda la prima lettera di sollecito: «È datata 13 luglio 2020. Non ce l’aspettavamo più, e per di più eravamo nel mezzo della pandemia».

A quel punto Suzzi Barberini e il suo socio raccontano di aver scritto a loro volta all’amministrazione perché almeno venisse sbloccata l’altra ma senza mai ottenere risposta: «Di fatto in questo momento stiamo sostenendo due fidejussioni», fanno notare. Sì perché lo scorso 12 aprile hanno comunicato all’amministrazione di averla rinnovata chiedendo l’interruzione del percorso di rescissione del contratto. In quel caso la risposta arriva e nella lettera di risposta il Comune sottolinea il «gravissimo ritardo» e solleva alcuni difetti di forma del documento presentato, «ci hanno chiesto delle modifiche», riassume Suzzi Barberini.

Anche la delibera del 24 della Giunta comunale dà conto del rinnovo della fidejussione, spiegando come questa sia arrivata a sorpresa, senza mai essere stata anticipata nemmeno per le vie informali e nel bel mezzo di un percorso che era volto a trovare un accordo tra tutte le parti coinvolte (Comune, Motorspecial e istituto di credito) per risolvere in modo consensuale la questione. «Abbiamo provato a presentare al sindaco la nostra intenzione, ma quando abbiamo chiesto l’appuntamento ce lo ha rifiutato. Ha accettato di vederci solo dopo aver saputo del rinnovo».

Anche sul percorso per arrivare a un accordo i due soci hanno alcune precisazioni da fare: «Ci sono stati in tutto quattro incontri: al primo ha partecipato il nostro avvocato, si è parlato del metodo da seguire, nel secondo ci è stata avanzata una prima proposta di accordo, nel terzo incontro abbiamo detto che non lo accettavamo».

La proposta di accordo prevedeva il riconoscimento dell’indennizzo che la delibera quantifica in 1.154.932,59 al netto dell’Iva, che sarebbe andato alla banca a copertura del debito che la Motorspecial vanta nei confronti di questa. «Un accordo che non possiamo accettare perché il nostro obiettivo è un altro. I debiti con la banca ce li risolviamo da soli, abbiamo già un accordo. E quell’indennizzo per di più ci crea una plusvalenza che ci taglia le gambe considerando quanto ci costerebbe in tasse».

Un altro aspetto di questa vicenda è infatti il rapporto tra Motorspecial e un istituto di credito : «Abbiamo maturato un debito», ammettono senza girarci attorno. Quel debito aveva fatto finire all’asta, all’inizio di quest’anno, il diritto di superficie dell’ex Macello. Una prima asta era andata deserta, poi la procedura era stata interrotta dal giudice. Suzzi Barberini spiega però che «con la banca abbiamo già trovato un accordo per rientrare di quel debito: entro la prima settimana di settembre pagheremo alla banca 1.250.000 euro, lo faremo con una procedura che ci consentirà la neutralità fiscale, non sarà quindi soggetta a tassazione».

«A noi non interessa che il Comune paghi i nostri debiti con la banca, a quelli ci pensiamo noi. Il nostro obiettivo è tornare alla situazione di prima, che è andata bene per 15 anni. Mai nessuno ci ha sollevato una critica».

«Se ci costringeranno a farlo però – aggiungono -, se decideranno di andare avanti con la rescissione del contratto, a quel punto ci sarà un altro elemento che contesteremo ed è la stima dell’indennizzo».

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