PREDAPPIO. «Il museo sulla storia locale invece di quello sul fascismo? Non c’è niente di nuovo e nulla è cambiato rispetto al progetto iniziale». L’intervista pubblicata ieri da “La Stampa” ha prodotto una fibrillazione mediatica con il sindaco Roberto Canali impegnato per tutta la mattina a rispondere a telefonate e sollecitazioni da ogni parte della penisola. «Ho espresso solo un’opinione personale, una cosa da bar – aggiunge Canali -. Confermo quello che ho sempre detto, in questa vicenda voglio prima di tutto vederci chiaro perché parliamo essenzialmente di soldi pubblici che vanno spesi ed investiti in maniera oculata. E’ l’obiettivo che mi sono posto fin dal primo giorno in cui sono diventato sindaco».

Nel frattempo sono arrivati i primi riscontri da Serinar in risposta alla richiesta della nuova amministrazione comunale, per quello che è stato investito da Progetto Predappio. «In sei mesi dal rendiconto che ci è stato inviato risulta siano stati spesi 30mila euro in consulenze e viaggi – aggiunge il sindaco Canali -. Manca ancora la seconda parte della relazione riguardo a quello che queste spese hanno prodotto».

Per la ristrutturazione della Casa del Fascio, l’imponente edificio razionalista che domina la piazza dove sorge anche la chiesa intitolata al patrono, Sant’Antonio, il Comune dispone di 3,5 milioni di euro derivanti da contributi di Regione, Ministero dei Beni Culturali e Fondazione Carisp mentre l’amministrazione guidata dal predecessore Giorgio Frassineti aveva investito più di 90mila euro per il progetto preliminare su come allestire i 2.700 metri quadrati dell’edificio, incaricando l’Istituto Storico Parri di Bologna. «Una cosa è certa – aggiunge il Sindaco Canali – su ogni decisione che dovremo prendere relativamente all’ex Casa del Fascio non opererò in maniera unilaterale. Oltre ai miei collaboratori, la giunta e il consiglio sarà interpellata anche la cittadinanza. La scelta definitiva deriverà dopo aver sentito tutti questi attori».

Anche perché gli orientamenti e le opinioni sul centro di documentazione e ricerca sul totalitarismo del ’900 con l’esposizione sullo Stato e società in epoca fascista che si doveva sostituire nella Casa del Fascio sono sempre più divergenti.
«Leggo opinioni di storici autorevoli che mi convincono ancora di più ad andare a fondo ed esplorare tutte le soluzioni possibili prima di assumere la decisione definitiva – conclude Canali -. Non vorrei approvare un progetto che alla lunga possa rivelarsi controproducente».

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