Evade dagli arresti domiciliari di Rimini e muore su un’auto rubata

Fugge verso la libertà e trova la morte. La vittima è un trentacinquenne nomade di origine bosniaca (A.A.). Sottoposto agli arresti domiciliari a Rimini, si è sbarazzato del braccialetto elettronico, ha rubato una Fiat Punto a Santarcangelo e si è diretto verso Verona. A Castagnaro, però, martedì mattina attorno alle 9.30, è finito con la vettura in un canale di irrigazione ed è annegato nel vano tentativo di uscire dall’abitacolo. Dentro l’auto c’erano delle bottiglie di birra vuote.
Secondo alcune testimonianze poco prima dell’incidente aveva fatto irruzione in un bar e aveva cercato di farsi consegnare i soldi della cassa, ma era così ubriaco da essere ricacciato fuori e costretto a ripartire a mani vuote. «Zigzagava pericolosamente». Qualcuno ha provato a prendere il numero di targa, ma purtroppo non è andato lontano. Ha proseguito per un chilometro e a una semi-curva ha perso il controllo dell’auto ed è finito nell’acqua. Rimasto intrappolato nell’abitacolo è morto annegato. Con sé non aveva documenti e solo con il passare delle ore si è capito chi fosse: alla sala operativa della questura di Rimini, nel frattempo, era arrivata la segnalazione che aveva strappato il braccialetto elettronico e si era dato alla macchia.
A ritroso si è ricostruita la folle notte conclusa in tragedia, specchio di una vita vissuta pericolosamente. Il trentacinquenne era già evaso altre volte, anche in modo rocambolesco, incapace di sottostare alle restrizioni e alle regole della società così come all’impulso di rubare le auto, quasi solo per il gusto di farlo. Tanti piccoli guai con la giustizia fin da ragazzo. Ha trascorso la sua breve esistenza tra il campo rom di Rimini e il carcere.

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