Europee, Confcommercio: «Infrastrutture, web tax e fondi alle città»

BOLOGNA. Le priorità: la rigenerazione delle città, l’economia sostenibile e circolare, le infrastrutture e il futuro sociale e digitale del vecchio continente. Quattro giorni al voto per le europee e le unioni regionali Confcommercio del Nordest lanciano le loro richieste ai candidati delle circoscrizioni nord orientali. L’hanno fatto faccia a faccia nei giorni scorsi a Bologna confrontandosi sulle priorità di commercio, turismo e servizi.


La linea di fondo
E la base di partenza, come spiega il presidente regionale di Confcommercio Emilia-Romagna Enrico Postacchini è il peso specifico rappresentato dalle piccole e medie imprese in Europa. «Il 98% delle aziende in Europa è di piccole e medie dimensioni: è lì che risiede il 65% dell’occupazione – ha spiegato -. Questa peculiarità è la nostra forza, e deve spingere l’Europa ad adottare politiche di sostegno per questo insieme di realtà».
Secondo i dati Eurostat le piccole medie imprese europee contribuiscono a più della metà del valore aggiunto per circa 4 miliardi di euro.
Per Alberto Marchiori, presidente di Confcommercio Friuli Venezia Giulia, «la grande pecca del nostro Paese è non saper utilizzare i fondi europei. La soluzione – ha detto – è la semplificazione della burocrazia, perché in Italia siamo maestri nel decuplicarla. C’è poi il tema della rigenerazione urbana, perché il terziario non può fare a meno delle città e le città non possono fare a meno del terziario».


Tra i denominatori comuni, l’esigenza di istituire una webtax per i grandi portali stranieri, oltre a quella di crearne in Europa, e di dar vita a quelle infrastrutture indispensabili a mettere l’Italia in connessione con il resto dell’Ue e con i Paesi extraeuropei. Per Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto, «bisogna potenziare gli strumenti per promuovere l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Chiediamo regole più semplici per i finanziamenti europei: il nostro Paese, a partire dalle regioni del Nordest – afferma – ha un grande potenziale, che però non emerge come dovrebbe e alla dinamicità delle imprese spesso non corrispondono politiche altrettanto snelle. Le elezioni dovranno essere, questa volta più che mai, un momento di alta partecipazione. Faccio appello agli associati perché vadano a votare. Non possiamo lamentarci di questa Europa, se non contribuiamo con il voto a far compiere ai nostri rappresentanti a Bruxelles un salto di qualità in termini di competenza e autorevolezza».


Il manifesto
Confcommercio ha raccolto un elenco di richieste per il prossimo Parlamento europeo. Un vero e proprio manifesto articolato in dieci punti. Il primo: «la regolamentazione delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi spetti agli Stati e alle istituzioni locali, più vicini a cittadini e imprese, per equilibrare i principi di concorrenza con la necessità di tutelare le imprese storiche e del territorio».


Ma la lista è trasversale. Si chiede ad esempio che gli investimenti pubblici strategici (infrastrutture, ricerca e formazione) siano esclusi dal calcolo deficit/Pil nel bilancio degli Stati, permettendo di trovare nuove risorse per le opere di cui l’Italia necessita. In agenda anche un tema caldo per la Romagna: «Rivedere la Direttiva “Bolkestein”, per salvaguardare gli investimenti delle imprese in concessione e tutelare la tipicità dell’offerta turistica sulle coste italiane, e regole europee di riconoscimento del “made in” a difesa dei prodotti non alimentari e dei consumatori».


Nel manifesto anche la richiesta di una maggiore accessibilità dei fondi europei per innovazione e sviluppo, più investimenti nella formazione e nelle infrastrutture sociali, lo stanziamento del 10% dei fondi a coesione europei alle città per riqualificare le periferie, un meccanismo europeo di garanzia dei depositi bancari e una politica comune sui flussi migratori. Infine un punto che al settore preme da tempo: «l’approvazione di una web tax per i servizi digitali delle grandi piattaforme, vigilando sulla loro trasparenza nella gestione dei dati e nei rapporti con le piccole imprese, e che si armonizzino i regimi fiscali sulle società affinché gli utili d’impresa siano egualmente trattati negli Stati europei».

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