L’etimologia è alla radice della parola, nel significato di «studio (logos) dell’intimo significato della parola (étymos)», come chiarito da vocabolari che nel corso dei secoli hanno spiegato le parole. L’era del Covid però sta mutando anche significato ad alcune parole, spingendo a interrogarsi su tale trasformazione e sulla necessità di occuparsene anche «per perimetrare il futuro», ha detto Claudio Longhi direttore di Ert nella conferenza online di ieri. In assenza di teatro e palcoscenico dal vivo, Emilia Romagna Teatro Fondazione si propone «di dare strumenti di approssimazione per tenere vivo un pensiero teatrale». Lo fa con “Etimologie”, nuovo progetto promosso in sinergia fra Claudio Longhi e Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3, emittente partnership, e con il sostegno condiviso di Gruppo Unipol. Prevede 4 incontri serali trasmessi in streaming sul canale Facebook di Emilia Romagna Teatro Fondazione, nei lunedì compresi tra il 9 e il 30 novembre. Incontri che passano in rassegna 8 vocaboli molto presenti in questo tempo, sviscerati nel loro significato vecchio, nuovo, e in trasformazione, in compagnia di alcuni intellettuali e personalità del panorama culturale italiano.

“Etimologie” prende il via lunedì 9 novembre alle 21 con il teologo e accademico Vito Mancuso che riflette sulla parola “Coraggio” (suo il recente libro “Il coraggio e la paura”), mentre Donatella Di Cesare, docente di Filosofia teoretica alla Sapienza, pure saggista e editorialista, riflette su “Popolo”; il 16 novembre è la volta di Stefano Laffi, ricercatore sociale, già collaboratore per la Rai, Radio Popolare e riviste, che affronta “Generazioni”, con lui Giorgia Serughetti ricercatrice all’Università di Milano-Bicocca e attenta a tematiche femminili, migrazioni, asilo. Ha scritto “Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo” (Ediesse 2013). A lei il compito di affrontare la parola “Cura”. Si arriva al 23 novembre con la scrittrice Mariapia Veladiano, già insegnante e preside (Premio Calvino 2010), attorno alla parola “Scuola”, mentre il sociologo Domenico De Masi, volto noto televisivo, sceglie “Lavoro”. In chiusura il 30 novembre Silvia Salvatici, storica e volto di Rai 3 nei programmi “Il tempo e la storia” e “Passato e presente”, sviscera il termine “Confini”; il giornalista Ezio Mauro già direttore di La Stampa e Repubblica, sceglie “Memoria” e cercherà di tirare le fila della rassegna.

«Questo progetto è stato pensato a fine 2019, in epoca a.C. (ante Covid) – ha introdotto ieri Marino Sinibaldi – tempo che oggi sembra lontanissimo. Avevamo l’illusione che non fosse accaduto niente di epocale, rispetto ai primi vent’anni del secolo precedente. Invece eccoci qua, con questa nostra idea destinata al d.C. (dopo Covid). Mesi fa Longhi e io avevamo individuato parole su cui riflettere, attraverso competenze di figure autorevoli del presente. Con l’intento di creare una nuova mappa del nostro tempo, intenzione che si è ora complicata, ma che appare ancora più necessaria di fronte alla dissoluzione o all’angoscia che investe alcune parole; pensiamo a “scuola” e “lavoro” ad esempio, al centro di trasformazioni improvvise, radicali».

A introdurre le diverse “Etimologie” è Valeria Della Valle che, in qualità di lessicografa e di compilatrice di dizionari della lingua italiana, si propone di soffermarsi sul senso di ognuna delle 8 parole in forma divulgativa, prima di dibattere della loro trasformazione.

«Andare alla ricerca del senso profondo di ognuna delle nostre parole – è intervenuta Della Valle –, apre a sorprese che non ti aspetteresti. Cosa che anche a me è successo e succede. Prendiamo “generazioni”, la prima volta del suo uso nel senso attuale, cioè di persone che condividono più o meno la stessa età ed esperienze, risale al 1869; colui che per primo la utilizzò fu Carlo Cattaneo (patriota, filosofo, politico, linguista)».

Info: www.facebook.com/ErtFondazione

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