Rimini, estorsione e usura: gioielliere assolto dopo 11 anni

Era accusato di usura ed estorsione e per questo motivo ad una manciata di giorni dal Natale del 2018 il Tribunale di Rimini lo aveva riconosciuto colpevole e lo aveva condannato a sei anni di reclusione. Sentenza emessa sulla base di prove che la 4ª sezione della Corte d’Appello di Bologna ha ritenuto non essere tali. E dopo una lunga camera di consiglio i giudici di secondo grado hanno restituito il sorriso al gioielliere riccionese Majid Mirziai che da quasi 11 anni stava urlando la propria innocenza. Lo ha infatti assolto con la formula che cancella qualsiasi dubbio sulla sua persona «perché il fatto non sussiste». Tradotto: il reato contro la presunta vittima, un commerciante di Montesilvano (Pescara), non è mai stato commesso.

La storia

Due gli episodi contestati a Mirziai, che sarebbero stati commessi nel settembre del 2010 e il 30 maggio dell’anno seguente, quando l’abruzzese non sarebbe stato più in grado di saldare i suoi debiti: da qui, stando all’accusa, erano nati i problemi con richieste di altre garanzie a tassi usurai ed addirittura minacce di morte.

Stando al capo d’imputazione, il gioielliere di viale Ceccarini nel primo caso avrebbe chiesto al “collega” abruzzese cui aveva venduto 4 orologi per un valore di 30mila euro, due assegni a copertura del debito, di 56.350 e 71.250 euro, per un tasso di interesse, secondo l’accusa, pari a 809,74%.

Nel secondo episodio, invece, parte delle garanzie sull’acquisto di tre orologi del valore di 31.300 euro erano state coperte con assegni per un importo complessivo di 61.150 euro e cambiali per 56.550 euro. E a maggio, stando alle risultanze dell’inchiesta, si sarebbe consumata l’estorsione. Il gioielliere di origini iraniane, infatti, stando a quando sostenuto dall’accusa con risultanze avallate dalla sentenza di primo, dopo aver minacciato la vittima, si sarebbe fatto consegnare assegni e cambiali per un importo superiore ai 150mila euro.

Soddisfatti i difensori

Ovviamente soddisfatta la difesa che da subito aveva sottolineato quella indicata come una anomalia della vicenda. La denuncia, infatti, era scatta dopo che il tribunale civile aveva respinto la richiesta di sequestro dei titoli rilasciati in pagamento dal commerciante abruzzese.

«Sicuramente – commentano gli avvocati Moreno Maresi e il professor Nicola Mazzacuva – non possiamo che essere lieti dell’esito di questa vicenda che fa uscire a testa alta il nostro cliente da un’accusa che egli ha sempre respinto». Maresi tiene anche a sottolineare come «questa vicenda insegna altresì che la presunzione di innocenza è un valore riconosciuto a tutti i cittadini che va sempre tutelato perché ubbidisce a principi di equità giuridica che hanno permesso di ribaltare un giudizio severo che era stato inflitto in primo grado». Le motivazioni della sentenza tra 60 giorni.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui