Ci sono estetisti, parrucchieri e titolari di piccole attività per la cura della persona che da marzo stanno stringendo i denti rispettando le regole. Poi ci sono i furbetti. Persone che hanno deciso di “aprire” bottega prevalentemente dentro le loro abitazioni, rispondendo alle esigenze della clientela locale: soprattutto vicini di casa. Sono già 22 i casi di abusivismo già segnalati nel Ravennate dalla Confartigianato. Casi per i quali ora si profilano sanzioni.

Un fenomeno di “sommerso” quello del lavoro a domicilio che comporta due ordini di problemi: il primo è ovviamente quello legato alla salute delle persone. Il secondo è un problema invece di ordine economico, perché la trasgressione di alcuni mette ancora più in difficoltà coloro che, al contrario, hanno deciso che seguire le regole fosse molto più importante e sicuro che trasgredirle. Nonostante questo significhi importanti perdite di fatturato.
Riaperture
È anche per questi motivi, dunque, che il presidente di Confartigianato Ravenna, Antonello Piazza, chiede con forza che le attività di servizi alla persona possano tornare ad aprire in tempi il più rapidi possibili. «Specialmente molti estetisti – assicura Piazza – lavoravano già in sicurezza sotto il profilo della salute ben prima dell’epidemia da Covid-19. L’attenzione alla salute dei clienti è massima da parte dei titolari delle attività, per questo hanno tutto l’interesse a riaprire seguendo le regole che verranno loro prescritte». Il discorso, dunque, sarebbe dare il via libera il prima possibile e mettere nero su bianco protocolli precisi da dover seguire. Un modo per ridare linfa vitale a tanti piccoli artigiani e cercare di estirpare il lavoro degli abusivi. La richiesta è stata messo nero su bianco in un comunicato congiunto fatto da Cna e Confartigianato a livello regionale.
Con la riapertura di parrucchieri ed estetiste prima dell’1 giugno si è schierata anche la consigliera regionale del Partito Democratico faentina Manuela Rontini, che ha inviato un’interrogazione alla giunta regionale, chiedendo di valutare la riapertura anticipata, «consentendo così –anche per questi settori, la fine del lockdown imposto dall’emergenza sanitaria, in condizioni di sicurezza per lavoratori e clienti»

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