«Non è tutto oro quello che luccica». È l’allarme che ha lanciato il direttore di Confesercenti Cesenate commentando i dati dell’indagine “I pubblici esercizi dopo l’emergenza sanitaria Covid19”. «L’estate è andata decisamente meglio di quello che ci si sarebbe potuti aspettare ad aprile, l’amministrazione, sollecitata anche da noi, ha messo in campo misure tempestive concedendo in tempi rapidi l’occupazione di suolo gratuitamente, ma non possiamo dimenticare che una buona estate non è sufficiente a compensare i mesi di fermo e l’incertezza dell’inverno imminente, e che non tutti davanti alla loro attività avevano una piazza su cui distribuire tavolini. A questo si aggiunga che l’effetto traino per il commercio al dettaglio in cui si sperava non c’è stato».
Se sul fronte pubblici esercizi l’esortazione che ha rivolto all’assessore Luca Ferrini è prevedere meccanismi che riportino equità rispetto ad un meccanismo di concessioni gratuite che per quanto necessario in emergenza ha creato disparità, sul fronte commercio al dettaglio l’interlocuzione travalica il livello comunale: «Il piccolo commercio è in crisi da prima del Covid, dobbiamo prendere atto che è un malato grave e attivare politiche, in modo simile a quanto fatto per l’agricoltura, anche di natura fiscale per salvare il settore, renderlo più attrattivo e appetibile e incentivare il ricambio generazionale e l’innovazione».

È un quadro complesso quello che a partire dai dati presentati da Davide Ricci, hanno illustrato ieri presidente e direttore della Confesercenti Cesenate. Un centinaio e distribuiti nei 15 comuni del comprensorio, i titolari di impresa intervistati. Il 54% del campione ha dichiarato che durante il lockdown ha messo in atto nuove strategie per rimanere in contatto con la sua clientela, attivandosi in particolare con le consegne a domicilio e aumentando la propria presenza sui social. Tra le difficoltà maggiori da gestire. Il 75% ha dichiarato che non utilizzava sistemi o piattaforme di prenotazione online, ma il 36% si è o si sta attrezzando per cominciare ad utilizzarle in futuro. Il 71% dichiara di aver notato cambiamenti nei comportamenti della clientela, che trova molto più attenta alla sicurezza. Tra gli effetti dell’emergenza segnalano un calo di fatturato (79%) e la riduzione del personale (79%), rispetto ai quali poco hanno potuto orari di apertura più estesi e l’attivazione di servizi nuovi come la consegna a domicilio.
Ma il Covid fa ancora paura: il 48% del campione teme un nuovo lockdown, mentre lato consumi ancora la ripresa è lontana e prevale la tendenza al risparmio.

«Non siamo di fronte a una crisi strutturale e questa è una buona notizia – ha detto l’assessore Luca Ferrini –, ma la ripresa non sarà immediata. Mi piacerebbe se il 2021 per l’amministrazione comunale fosse l’anno delle imprese, non è molto quello che possono fare i comuni ma credo che le forme di sostegno che riusciremo a mettere in campo dovranno sostenere non solo con assistenza nell’immediato ma favorire anche la piccola innovazione e legarsi sempre di più a progettualità di medio lungo respiro». 

Argomenti:

bilancio estate

commercio

pubblici esercizi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *