Un Claudio Longhi con gli occhi lucidi ha salutato ieri, in una conferenza online, i collaboratori dei tre anni di direzione artistica a Ert Emilia-Romagna Teatro Fondazione (1 gennaio 2017 – 30 novembre 2020); dal 1° dicembre sarà ufficialmente direttore artistico e organizzativo del Piccolo di Milano, il teatro più europeo d’Italia, primo Teatro Stabile fondato nel 1947 da Giorgio Strehler, Paolo Grassi e Nina Vinchi. Un incarico arrivato con la rapidità della pandemia in atto, risolto tra luglio e agosto in un mese vorticoso. Longhi fa dunque ritorno a quel teatro del cuore già vissuto da spettatore, da studioso, al fianco del maestro Luca Ronconi. «Mi è sempre sembrata una cosa inarrivabile, il Piccolo – ha dichiarato – ma davanti a questa innegabile gratificazione, c’è anche un senso di profonda responsabilità».

“Responsabilità” è la parola guida del lungo incontro virtuale con la stampa regionale; il direttore ha più volte ripetuto la parola per sottolineare il lavoro in Ert in una fase «molto complicata dopo il salto compiuto tra il 2014/15 (nuova legge sul teatro) legato alle implicazioni che il neonato Teatro Nazionale ha comportato». Responsabilità anche nei confronti di un’idea di teatro coltivata da Longhi da regista e professore: «C’è una certa idea di teatro che sta vacillando in cui credo profondamente, convinto che abbia intrinsecamente a che fare con il nostro essere europei. Lo dico con profondo senso di responsabilità collegandomi a questa idea di teatro, credo che ciascuno di noi debba fare quel po’ che gli compete per dare forza e prospettiva a tale visione teatrale».

Longhi ha sentito responsabilità anche nei confronti della Romagna: «Il modo in cui ho operato a Cesena, al Bonci, in Romagna, è stato non da cugini, ma da fratelli. Per arrivare a un organico e compiuto inserimento di Cesena nel contesto della programmazione di Ert, colmando quelle lacune che erano state lamentate». Fra le “lacune” parzialmente risolte (l’emergenza Covid ha fatto saltare buona parte della programmazione), ci sono il festival Vie a Cesena, la promozione di un teatro di dimensione internazionale, una progettazione di sviluppo nella didattica, nel “teatro partecipato”, nella collaborazione in rete con le istituzioni culturali cittadine. Sempre ascoltando, ha aggiunto, le istanze di istituzioni e interlocutori: «Ringrazio sinceramente gli interlocutori con cui ho operato perché non ho avuto ingerenze di alcun tipo rispetto alle scelte che stavo facendo. Ci sono stati dialoghi, confronti, sintonie e distonie, in un rapporto sempre responsabile». Sul futuro del teatro Bonci e della nuova direzione Ert non dà consigli: «Nutro un profondo rispetto per le istituzioni, è dunque competenza del consiglio di amministrazione e del presidente individuare la figura o i tratti che questa figura deve avere. Così, per il futuro di Cesena, occorre fare ragionamenti di strategia e di politica culturale da portare avanti, e poi decidere il percorso che si vorrà sviluppare». Se l’emergenza sanitaria non precipita, fra due mesi si presenta la seconda traccia di stagione.

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