Ermal Meta presenta il suo libro “Domani è per sempre” a Fusignano

Corre il piccolo Kajan, corre per i campi assolati di Rragan sulle montagne di Scutari, diventa grande e impara: anche ad affrontare le grandi incognite dell’esistenza. Ermal Meta, cantante e cantautore, vincitore nel 2018 del Festival di Sanremo insieme a Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente”, ha appena dato alle stampe il suo primo romanzo, Domani e per sempre (La nave di Teseo). Stasera alle 21 lo presenta in dialogo con Matteo Cavezzali al parco Primieri di Fusignano (in caso di pioggia, teatro Moderno) per lo Scrittura festival.

«Il libro racconta la storia di formazione di una persona – spiega l’artista di origine albanese –, ma soprattutto quello che accade durante quei 45 anni di dittatura che portano all’esplosione sociale dopo la caduta del Muro. Mi sembrava doveroso spiegare gli sbarchi di massa, gli arrivi delle navi stracolme nel porto di Bari: non è che tutto a un tratto una intera popolazione fosse impazzita! Dietro c’era una storia complessa e poco nota a molti, e scrivere questo libro ha significato far conoscere il mio paese d’origine, e anche restituire qualcosa di esso che mi porto dentro».

La vita del protagonista in realtà tocca anche altri luoghi, come la Ddr.

«Questo perché i paesi del blocco comunista tendevano a fare cordata, anche se l’Albania dopo la morte di Stalin uscì dal Patto di Varsavia a causa della paranoia del dittatore. Enver Oxha in un primo momento mantenne quei rapporti, anche per identificare l’Albania in una certa parte del mondo, e poi accettò la mano tesa della Cina a cui faceva comodo avere un alleato mediterraneo, e mettere un piede in un continente così lontano. Quel tipo di sistema tendeva a glorificare se stesso: lo vedevi negli innumerevoli scritti di Oxha che dovevano trovarsi in tutte le case, negli slogan scritti ovunque… Con questo libro quindi ho voluto raccontare le vicende di un uomo, riflesse in quelle di un paese che non esiste più, anche se ce ne sono ancora tanti simili all’Albania di allora come l’Iran, o la Corea del Nord».

Eppure proprio le limitazioni dovute alle imposizioni del regime fanno succedere vicende, e cambiamenti nei personaggi.

«In un regime le note sulla tastiera sono più numerose, ma si deve suonare sempre una sola melodia. E se sei una rotella dell’ingranaggio alla fine non è neanche tutta colpa tua perché opporti significherebbe venire meno al tuo istinto di autoconservazione».

Il libro è ricco di colpi di scena.

«Ancora prima di scriverli li avevo già in mente, ma è stato bello guardarmi intorno e capire come li avrei fatti succedere. Io ho patito insieme ai personaggi, ho provato una grande empatia nei loro confronti nel corso della scrittura che è stata impegnativa e lunga. Per questo il cammino di scrittura compiuto per arrivare a quelle svolte mi ha dato soddisfazione, ma non ho voluto né consolare il lettore né esprimere giudizi».

Quanto di lei c’è nel protagonista?

«Kajan è un uomo che ha perso tutto, e nessuno gli può restituire le persone e gli anni che gli sono stati sottratti, in lui infatti c’è una sorta di nostalgia per quello che non ha mai avuto. Gli sono vicino per la passione per la musica, per alcuni piccoli lutti personali, ma gli eventi più gravi li ho presi in prestito da storie di altri… Semmai ci accomuna il modo di guardare le cose, riflessivo e un po’ malinconico».

C’è un personaggio femminile a cui è più legato?

«Quello di Evelina: è una donna forte, libera: fa come la mongolfiera… per librarsi in volo deve lasciare indietro qualcosa».

Lei affronta la misura del romanzo: difficile per chi, con la canzone, è abituato a dire molto in poco?

«Sono stati necessari tanta volontà e olio di gomito, ma questa storia mi tormentava da anni e voleva saltar fuori! Per carattere, quando sento l’esigenza di agire, poi non mi tiro indietro, e anche se all’inizio il foglio bianco di Word è stato un po’ destabilizzante, ho sentito di dover tirare fuori tanti fantasmi, di ripercorrere luoghi mai percorsi o non più usuali. Un viaggio, quindi, anche dentro me stesso: ed è così che sono riuscito a scrivere questo libro».

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