Erica Liverani, dopo Masterchef in cucina con le due sorelle

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RAVENNA. A ben pensarci quel Masterchef 5, che lei vinse nel 2016, sembra lontano. Seguito da un anno e mezzo «più che impegnativo», perché dopo i lustrini della tv resta «il lavoro duro da fare». Erica Liverani, ex fisioterapista ravennate, di lavoro ne ha accumulato parecchio, ma lo ha anche condiviso come ha fatto proprio con il proprio successo, in famiglia. Erica, dopo la tv e il talent vinto, nel 2016 ha pubblicato un libro di cucina “A piccoli passi” dove parla di ricette tradizionali e stagionalità, poi il blog, le centinaia di migliaia di seguaci sui social comunque da “accudire”, e nel 2018 ha aperto la sua gastronomia alle porte del centro di Ravenna, Raflò. Qui insieme alle sorelle sforna ogni giorno la cucina di casa autentica della Romagna, con qualche tocco di novità. E sempre qui oltre alle sue preparazioni: brodo, insaporitori fatti in casa, frutta sciroppata, conserve, saba e mostarda, vende anche prodotti di alcuni piccoli produttori del territorio, selezionati e spesso amici, miele, vino, pasta, gelati.
Perché una gastronomia e non un ristorante come hanno fatto spesso suoi “colleghi masterchef”?
«Bisognerebbe ricordare che Masterchef è un talent è per cuochi amatoriali, non professionisti, e infatti per aprire un ristorante serve una formazione di base più specifica e consolidata. Io prima di Masterchef facevo la fisioterapista, avevo sì la mia grandissima passione per la cucina ma non ero una cuoca. Al concorso mi hanno iscritto due amici che apprezzavano molto i miei piatti, io ero ignara di tutto, ed è andata come è andata. A quel punto avevo un’onda da cavalcare, dopo la tv mi conoscevano tutti e potevo dare gambe a quello che mi piaceva. Ho anche approfondito molto, è vero, ma credo che occorra anche essere realisti e volendo fare le cose davvero bene, aprire la gastronomia era il massimo che io potessi fare, non mi permetterei di andare oltre. Poi devo pensare anche a mia figlia e si sa che i grandi chef in genere sono uomini, perché a casa hanno chi mette a letto i loro bambini…».


Un successo, e un’impresa, che ha deciso di condividere in famiglia.
«Sì, con me lavorano le mie sorelle Claudia, che già aveva esperienza nella ristorazione, e Romina, che faceva la barista. Loro si occupano prevalentemente della sfoglia e della pasta fresca, io penso alla preparazione dei sughi, delle pietanze e dei dolci. In tutto siamo in cinque a lavorare nella cucina e al banco di Raflò, e siamo tutte donne».
Cosa significa Raflò?
«Raflò è il soprannome della mia famiglia. In Romagna è tipico indicare e legare i cognomi delle famiglie degli agricoltori, come la mia, a dei nomignoli di cui non sappiamo neanche bene il significato, è sempre stato così e basta. Ovvio che per me e le mie sorelle, Raflò vuol dire anche anche il rispetto per la natura, sacrificio e condivisione. Famiglia e terra sono il nostro marchio di fabbrica».
Anche una “piccola donna” è coinvolto nella sua impresa, sua figlia Emma che sui social, è diventata a sua volta una star con i video in cui cucinate insieme.
«Sì abbiamo fatto qualche video quando era più piccola, adesso però ha sei anni e fa la prima elementare. Passiamo meno tempo insieme in cucina anche se a lei piace sempre molto cucinare con me, e per fortuna me lo chiede, ma è più grande adesso e mi dice anche “non fare il video però”… Credo che ci sia un tempo per ogni cosa».
Il suo lavoro è diventato la cucina, che cosa le piace proporre?
«Principalmente piatti della tradizione, completamente legati alla stagionalità dei prodotti. Anche perché noi non abbiamo magazzino e li dobbiamo reperire freschi tutti i giorni, i campi della mia famiglia sono i primi fornitori, gli altri li abbiamo selezionati tutti in zona. Poi ogni tanto aggiungo qualche piatto nuovo, perché mi stanco a fare sempre le stesse cose, anche alcune le devo fare proprio ogni giorno. Il ragù ad esempio, di quello ne produco 20 chili ogni giorno da un anno e mezzo. Serve anche per le lasagne al forno, ad esempio, che da Raflò i clienti chiedono tutto l’anno. Oggi le persone sono più attente alla qualità del cibo, è finita l’epoca delle scatolette; da noi passano molti clienti abituali più che turisti, per la pausa pranzo o studenti, di molti di loro ormai conosciamo i gusti, se vogliono il parmigiano sulla pasta o no, il loro dolce preferito o se vengono a prendere i cappelletti per il pranzo della domenica. Le persone che vengono qui, e che al bancone trovano soprattutto le mie sorelle, perché io sto più in cucina, mi dicono che i nostri piatti ricordano quelli della loro nonna. È un bellissimo complimento, anche se ad esempio io non penso di aver mai mangiato le lasagne di mia nonna, magari i suoi dolci».
Quindi le piace cucinare soprattutto i dolci?
«Mi piace, sì. E infatti sul banco ne metto sempre più spesso. Le torte fatte in casa, ad esempio quella di mele che preparo spesso in questa stagione, mi mette di buon umore. E poi sono la cosa che cucino più frequentemente con Emma».
La sua vita comunque è cambiata parecchio dopo quell’ esperienza televisiva. È soddisfatta?
«Prima della tv la mia vita non aveva grandi picchi. Poi passi da timbrare il cartellino ad avere sempre la valigia pronta in camera. Anche adesso, all’attività della gastronomia, che comunque ci prende anche dieci ore al giorno, nel week end sono in genere in giro per show cooking, o per aziende a verificare prodotti. Se mi chiedono da fare da testimonial ne devo essere convinta prima di tutto io. Insomma dopo un’esperienza come quella devi rivedere tutto, ma ogni lasciata è persa e anche se non so se fosse esattamente questo che desideravo, so che sono molto felice che sia andata così».
La trasmissione continua e gli aspiranti cuochi sembrano essere davvero tanti anche oggi. Lei cosa consiglierebbe a chi si vuole buttare?
«Di accertarsi di volerlo veramente e di non farsi prendere dalle mode, se poi scoprono che non è quello che pensavano tornino indietro. Le occasioni bisogna coglierle, ma poi non basta affidarsi alla fortuna. Io oggi sono felice di poter cucinare, continuerò a farlo finché mi renderà felice». Info per Raflò: via Maggiore 110, 375 5768497

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