Eredità Soleri, assolti il notaio Ciacci e il dottor Bianchini

«Assolti perché il fatto non sussiste». È la sentenza con cui la giudice Raffaella Ceccarelli ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria che vedeva seduti sul banco degli imputati il notaio Barbara Ciacci, Sonia Giambagli e Mariagrazia Meoli due segretarie del suo studio e il dottor Giuseppe Bianchini geriatra accusati di concorso in falso ideologico in atto pubblico.

Oggetto del processo la cessione fatta pochi prima di morire da Giorgio Soleri delle quote di una società che gestiva proprietà per 18 milioni di euro a favore degli eredi: settanta appartamenti, due alberghi e l’immobile che aveva ospitato la discoteca Il Paradiso.

L’inchiesta

A impugnare la donazione fu Stefano uno dei quattro figli, che contestava la validità dell’atto in quanto il padre, a suo dire, al momento delle disposizioni non sarebbe stato in grado di intende e volere e che il certificato medico che attestava la capacità del genitore al momento della sottoscrizione sarebbe stato falso. Mentre l’accusa di circonvenzione di incapace veniva cancellata dalla prescrizione, la seconda parte del processo si è trascinata fino alla sentenza “liberatoria” di martedì pomeriggio. Fondamentali per l’assoluzione le consulenze dei periti Tagliabracci, Provinciali ed Ariatti che hanno concordato nel ritenere Giorgio Soleri nel pieno delle sue facoltà mentali quando ha stipulato l’atto. Il vice procuratore onorario d’udienza per i quattro aveva chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi.

Fine di un incubo

Grande la soddisfazione che viene espressa dagli imputati attraverso i loro difensori, il professor Nicola Mazzacuva (Ciacci, Giambagli e Meoli) Giuliano Renzi (Giambagli e Meoli) e Filippo Giunchedi (Bianchini). «Le accuse – dicono i legali – si sono rivelate, come sempre ribadito, infondate. I nostri assistiti sono persone perbene, che svolgono con prestigio e serietà la loro attività professionale, e che loro malgrado si sono trovati ingiustamente imputati per circa 10 anni».

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