Er Piotta, Paradiso e Pierini

Antonio Conte è un tipo di sportivo che ai tifosi avversari gravita a un livello di simpatia che è una via di mezzo tra le zanzare e l’autovelox. Resta il fatto che l’allenatore lo sa fare, in più è un motivatore clamoroso. In una recente intervista alla Gazzetta dello Sport, ha riassunto le sue regole motivazionali e la prima di queste recita: “Battere la prima in classifica non conta nulla, se poi la settimana dopo non batti la terzultima”. Il Cesena ha interpretato la regola a suo modo: prima ha pareggiato con la prima in classifica facendo bella figura, poi ha incontrato la quartultima e l’ha tritata. Tra l’altro la Fermana è sembrata tutto tranne che una squadra di scappati di casa e il segnale che non ci si accontenterà è arrivato.
Un giocatore di B che gioca in C come Mattia Bortolussi rende tutto più facile in mezzo a un gruppo che presenta ancora ordigni inesplosi. Missiroli per ora è solo quello forte che giocava nel Sassuolo. Aggiungiamoci Ardizzone e Caturano che non sono al massimo splendore e il terzo posto in classifica diventa ancora più interessante. In più c’è Pierini che finalmente ha sforbiciato la fascia con la dovizia con cui sforbicia i calzettoni per dare sollievo ai birilli da bowling che ha al posto dei polpacci. Ha spunti che nessuno ha, ma  viaggia alla sincopata media-gol di Russini, un altro talento che alzava la stessa nuvola di fumo di un qualunque venerdì sera a Kingston.
Dopo l’intervallo di ieri, domenica prossima il tour contro le annunciate grandi del campionato riprende a Chiavari in casa della Virtus Entella, squadra costruita da anni dal direttore sportivo Matteo Superbi, che da giocatore qui lasciò il segno. Superbi era il motore del centrocampo di Benedetti che vinse la C1, poi fece meraviglie in B nella salvezza di Cavasin. Più triste l’ultima puntata, quando era il capitano della squadra di Nicoletti che andò giù dopo un finale di stagione raccapricciante. In quella squadra c’era anche un talento matto come Angelo Paradiso, uno che tecnicamente ricordava quello che Pierini è oggi per Viali: piedi superiori e testa da incastrare in una squadra. Angelo Paradiso all’epoca non ci riuscì: viveva in un mondo tutto suo, ingabbiato in una placida apatia romanesca da cui non voleva uscire. Il magazziniere Ugo Angeli in quel tormentato anno 2000 lo chiamava Piotta, in omaggio al rapper romano Er Piotta, interprete all’epoca della hit “La mossa del giaguaro”, a cui fece seguito la sottovalutata “Mambo del giubileo”. Ugo Angeli a quei tempi era anche un addetto stampa ante litteram del Cesena e faceva da filtro per i giornalisti che si presentavano al campo per intervistare i giocatori. Fu così anche per un giovane Roberto Chiesa, che un giorno comparì armato di notes per il Corriere Romagna e si presentò fiducioso all’ante litteram.
“Ugo, mi chiami Paradiso per favore che devo intervistarlo?”.
“Come no”.
Seguì un urlo che fece vibrare le finestre degli spogliatoi.
“Piottaaaaa!!!”
“Che c’è Ugo?”
“La stampa per te. Devono intervistarti”.
“Che giornale è?”
“Boh. Se vogliono intervistare uno come te, saranno quelli di Focus”.

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