Epidurale antalgica per lenire il dolore lombare: tecnica efficace

Quando il dolore diventa insopportabile, quando le terapie messe in atto non sono sufficienti per ripristinare una buona funzionalità e addirittura quando il percorso riabilitativo è ostacolato dal perdurare della sofferenza, in caso di lombalgia si può ricorrere all’epidurale antalgica. «È una delle tecniche maggiormente utilizzate nei centri di terapia del dolore, comunemente definita blocco (o iniezione) epidurale – commenta il dottor Massimo Innamorato, direttore dell’Unità Operativa di Terapia Antalgica dell’Ausl Romagna – e il dolore lombare è uno dei più diffusi problemi di salute, che colpisce circa il 55-80% della popolazione adulta».

Definito in letteratura Low Back Pain (LBP), il dolore lombare riguarda in particolar modo soggetti dei paesi industrializzati ed è uno dei principali motivi di visita nella pratica ambulatoriale. Sono circa 800 i pazienti tra Lugo, Ravenna e Faenza che ogni anno si sottopongono a questa procedura: «Molte delle lombalgie guariscono in 30/40 giorni – prosegue l’esperto – ma, indipendentemente dalla terapia praticata, restano rilevanti implicazioni farmacoeconomiche conseguenti alla temporanea inabilità. Sotto il profilo della molteplicità delle sofferenze e dei costi economici e sociali indotti (assenze per malattia, cure, cambiamenti di lavoro, invalidità), essi rappresentano, infatti, uno dei principali problemi sanitari nel mondo del lavoro, anche perché il LBP colpisce soprattutto persone tra i 30 e i 45 anni».

Un’anamnesi completa e un esame obiettivo, con attenzione particolare al sistema nervoso periferico e al sistema muscolo-scheletrico, è essenziale prima di intervenire con il blocco: «Talvolta i sintomi dell’LBP acuto possono essere legati a una condizione seria e pericolosa. Mi riferisco ai cosiddetti “red flags” dovuti a neoplastia, infezioni, frattura vertebrale o sindrome della cauda equina. Soprattutto nel caso di sintomi sciatalgici con compromissione di una o più radici nervose lombosacrali o di lombalgia non specifica, l’analgesia peridurale può essere considerata una terapia di elezione».

Il trattamento

L’analgesia epidurale è effettuata in ambiente ospedaliero, in un ambulatorio chirurgico o in sala operatoria, predisposto al controllo delle complicanze legate in genere ad errata procedura o malformazioni anatomiche: «Il blocco epidurale con steroidi ed anestetici locali ha dimostrato efficacia (a medio termine, dai 3 ai 6 mesi) soprattutto nel paziente con dolore radicolare (quando l’ernia crea dolore anche a livello della gamba, la classica sciatalgia), ma si esegue solo dopo aver eseguito un’adeguata terapia con cortisonici e miorilassanti per via sistemica (in assenza di controindicazioni) con risultato antalgico assente, limitato o di breve durata. Si può ripetere a distanza di tempo, non più di due volte l’anno, anche se generalmente il dolore non torna prima di uno o due anni».

È, inoltre, importante seguire delle specifiche raccomandazioni che precedono l’esecuzione della tecnica, riguardo all’ambiente e alle modalità di esecuzione della tecnica: «Fondamentale è, per esempio, raccogliere il consenso informato durante una visita pre-operatoria (come normalmente si svolge presso i nostri centri a Ravenna e a Lugo). Il paziente deve essere accuratamente informato sugli obiettivi della procedura, sui passi dell’esecuzione della stessa e sulle variazioni del suo stato di salute che possono seguire la procedura nell’immediato o in tempi più lunghi. È necessario dare informazioni, oltre che sui possibili benefici del trattamento, sull’evoluzione della patologia in caso di non trattamento e sui possibili effetti collaterali, compresi quelli più rari e più gravi, tenendo presenti quelli correlati ai farmaci (per gli steroidi effetti anche a distanza dalla somministrazione su glicemia, valori pressori)».

La procedura richiede grande attenzione: «Inizialmente l’idea di un ago nella schiena crea qualche timore nei pazienti, ma quando vengono a conoscenza del fatto che il trattamento viene fatto in sala operatoria, con una macchina che manda i raggi, che verranno ricoverati per un’ora in day hospital e che quindi si tratta di una procedura sicura, si tranquillizzano. È fortemente consigliato l’utilizzo del fluoroscopio per dimostrare il corretto posizionamento dell’ago ma, soprattutto, la corretta diffusione della soluzione iniettata tramite l’utilizzo di un mezzo di contrasto iodato idoneo all’iniezione nel canale vertebrale».

Un metodo antico contro il dolore

«L’OMS (organizzazione mondiale della Sanità) ha riconosciuto l’agopuntura come uno strumento di cura per molte patologie, anche per le forme di dolore cronico come la lombalgia» dichiara Daniele Grassi, esperto in Medicina Cinese e Agopuntura e Aromaterapia Medica, attivo a Cervia e Ravenna. Nel 2015 arriva un riconoscimento anche dalla FNOMCeO (Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri: «L’agopuntura è stata riconosciuta come un trattamento di medicina complementare da un ordine di controllo – continua Grassi – che dà la possibilità a tutti i cittadini di accertarsi della validità del trattamento e di chi lo esercita».

Sono 35 le patologie che possono essere affrontate e curata mediante questa antica tecnica cinese: «L’utilizzo dell’agopuntura deve essere di tipo integrato e non sostitutivo. La si può affiancare ad altri trattamenti come infiltrazioni, fisioterapia e/o cure farmacologiche. Spesso è la sinergia tra diversi metodi che fa ottenere i migliori risultati».

Rifacendosi ai precetti della medicina cinese, alla base di ogni malattia c’è uno squilibrio energetico che si esprime con “vuoto” oppure con “pieno”: «Per quanto riguarda la lombalgia, per esempio, una condizione di vuoto è legata a un mal di schiena di lunga durata. È la classica condizione di quando si dorme male, si è particolarmente affaticati e a risentirne è soprattutto la colonna vertebrale; mentre la condizione di pieno si esprime con le condizioni acute, in cui si è bloccati e non ci si riesce a muovere, come con il colpo della strega».

In base al tipo di squilibrio si interviene con una modalità specifica: «Oltre ai sottili aghi metallici per agopuntura che vengono posizionati sui meridiani (i punti energetici del nostro corpo che corrispondono agli organi), nel caso di vuoto si può ricorrere alla moxibustione, una tecnica che consiste nella combustione di un’erba essiccata, generalmente l’artemisia, sotto forma di conetti o di sigari che vengono accesi a un’estremità e avvicinati al paziente con movimenti oscillatori o circolari».

Nelle condizioni di pieno gli aghi sono coadiuvati dalla coppettazione: «Si posizionano delle coppette sulla superficie cutanea dopo aver creato il vuoto all’interno della stessa attraverso una fiamma. Queste esercitano un’azione di risucchio; la pelle viene cioè sollevata e ciò determina l’eliminazione degli eccessi. In questo caso si tratterebbe di un ristagno di sangue, che potrebbe essersi accumulato dopo un colpo di freddo e una sudata. Queste tecniche antichissime arrecano giovamento in caso di dolori persistenti dovuti alla lombalgia, ma anche in altre situazioni dolore».

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