Enada, la Fiera delle sale giochi a Rimini fino a giovedì

Al via ieri la 33ª edizione della Fiera Enada Primavera, che si svolgerà fino a domani a Rimini. Torna, dopo due anni di assenza causata dalla pandemia, il più importante evento italiano dedicato al gioco pubblico. La manifestazione, organizzata dalla Sapar e dalla Ieg, vede la partecipazione della maggior parte degli operatori, dei concessionari e delle aziende del settore gaming. Rappresenta, inoltre, un’occasione unica per conoscere le ultime novità, i prodotti e i format appena usciti e le nuove normative del campo. La mostra ha triplicato gli spazi rispetto al 2020 e ha come obiettivo il rilancio del settore. Il 2020 è stato un anno nero per il settore. Secondo i dati resi noti dal Libro Blu 2020 dell’Agenzia Dogane e Monopoli, la spesa – ovvero la raccolta totale meno le vincite ottenute dai giocatori – è diminuita del 33,2% (12,9 miliardi di euro) rispetto al 2019, causando una diminuzione delle entrate fiscali del 36,3% (circa 4,1 miliardi).

Le misure sanitarie attuate dal Governo hanno inoltre determinato la chiusura dei punti vendita per oltre 160 giorni, mettendo in ginocchio la rete fisica che ha subìto un vero e proprio crollo della raccolta, che si è quasi dimezzata (-47,2%) contribuendo ad un aumento degli utenti che si rivolgono alle piattaforme di gioco a distanza, come quelle online (in cui sono stati raccolti oltre 49 miliardi di euro, quasi 13 miliardi in più rispetto all’anno precedente). «Lo spostamento delle abitudini di gioco dai punti fisici a quelli online apre la strada a diverse riflessioni: i punti vendita fisici sono infatti dei veri e propri presidi di legalità, in cui il consumatore sa di essere tutelato sotto diversi aspetti, anche sociali» dichiara Geronimo Cardia, Presidente Acadi, Associazione Concessionari di Giochi Pubblici. «Anche i portali online ovviamente prevedono norme rigide a tutela dei dati e della sicurezza degli utenti; esistono però diversi siti illegali che sfruttano le basse attitudini al digitale di alcuni giocatori, contribuendo a diffondere il gioco illegale, non tutelato e senza controllo, alimentando le tasche delle organizzazioni criminali», aggiunge. «A causa di alcune limitazioni regionali, in concomitanza con la pandemia, alcuni punti vendita sono stati oggetto di chiusura. Eppure, i dati dimostrano che le abitudini di gioco degli italiani non calano».

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