Imola, emporio solidale aperto ai profughi: consegnati i primi aiuti

«Anche come Emporio solidale siamo attivi per dare il nostro contributo all’emergenza profughi ucraini. Lo facciamo sia in collaborazione con le istituzioni per aiutare chi oggi arriva sul nostro territorio e contemporaneamente raccogliendo fondi e materiale alimentare e altro da inviare quando sarà sicuro e possibile farlo». Così il presidente dell’onlus “No sprechi”, Alfonso Bottiglieri, spiega cosa la realtà di volontariato, costituita nel novembre 2013 dalla collaborazione tra le associazioni Anteas, Auser, Croce Rossa, San Vincenzo de’ Paoli, Santa Caterina, Caritas e Trama di Terre, operanti sul territorio imolese nel campo dell’assistenza a chi si trova in stato di disagio, sta facendo per l’Ucraina e i profughi scappati dalla guerra. La Prefettura di Bologna ha inoltre aperto la possibilità ai profughi e alle famiglie che li ospitano di rivolgersi agli empori solidali di tutta l’area metropolitana.

Raccolta per profughi

«L’Emporio solidale sta raccogliendo prodotti da destinare alle famiglie ucraine in arrivo e già arrivate nel nostro territorio. Per questo – aggiunge il presidente – per effettuare donazioni di prodotti alimentari, igiene casa e persona, pannolini e prima infanzia, assorbenti per donna, quaderni e album da disegno è stato attivato il numero 351 7503616 attivo dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 11. Basterà chiamare o venire in sede di via Lambertini durante gli orari di apertura per portare il materiale». Già venerdì, all’arrivo dei primi profughi sul territorio, la prima trance di aiuti è stata distribuita. «Abbiamo consegnato ad alcuni nuclei arrivati – sottolinea Bottiglieri – circa sette o otto persone, generi alimentari, pannolini e altro materiale. Lo abbiamo fatto in collaborazione con la Croce Rossa, soprattutto in ambito dell’abbigliamento, dell’igiene e della sicurezza anti Covid, e continueremo a farlo nei prossimi giorni a seconda delle richieste ufficiali che arrivano certificate dall’Asp e dal Comune».

Centri sociali e Iper

No sprechi, parallelamente alla propria sede, sta comunque allargando la sua rete di approvvigionamento anche nel territorio attraverso altre iniziative. «Abbiamo già un programma di iniziative che metteremo in campo. Alcune partite altre che partiranno. Quella appena iniziata – spiega il presidente – si tratta di carrelli messi a disposizione nei centri sociali della città dove chiunque può lasciare generi di prima necessità che raccoglieremo e metteremo a disposizione dei profughi. La seconda è quella che prenderà il via a metà marzo con la creazione di un banchetto all’interno dell’IperCoop, e vorremmo riuscire a farlo anche al Conad, di un punto raccolta dove lasciare alimenti e altro. Un presidio con nostri volontari che durerà un mese».

Invio di denaro sicuro

Infine c’è anche l’aspetto economico gestito dall’associazione. «Per chiunque voglia anche fare una donazione sicura e certa, per quanto concerne la destinazione e le finalità delle donazioni monetarie – conclude Bottiglieri –, lo può fare inviando denaro intestato all’Associazione No sprechi, all’Iban IT 25 K0 854 22 2100 1000000 248 182 con la causale scritta di: Emergenza Ucraina».

«Allo stato attuale come Banco alimentare regionale siamo in attesa di ricevere input ufficiali su come muoverci. Per questo al di là dell’adesione all’appello fatto dal Banco dell’Ucraina, che ha bisogno di risorse economiche e soldi per poter organizzare trasporti, di devolvere somme di denaro consultando le modalità sul sito della fondazione nazionale, per ora siamo fermi». È questa la situazione che il direttore regionale della Fondazione dedicata alla distribuzione di generi alimentari, l’imolese Gianluca Benini, fotografa. «Sul territorio imolese – aggiunge – noi non possiamo, per statuto, organizzare spedizioni di generi all’estero, per cui la cosa che facciamo in concreto è quella di continuare invece nella collaborazione per l’approvvigionamento settimanale con l’associazione No sprechi e con la Croce Rossa. Un modus operandi che se avesse bisogno di adeguamenti di maggiori forniture, per dare risposte sul territorio a nuovi bisogni legati all’arrivo dei profughi, non mancheremo di farlo».

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