Emporio: la Salomè ritratta dai pittori romagnoli

L’ evangelista Marco (6,14-29) racconta che «Erode aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo».

Dopo di lui Matteo (14,1-12) è più dettagliato: «Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: “Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista”. Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre».

Il personaggio di Salomè collocandosi fra mito e leggenda, nel tempo diventa il soggetto al quale si dedicano letterati e musicisti. Gustave Flaubert nel 1863 scrive il racconto “Erodiade”, Oscar Wilde nel 1893 pubblica la tragedia “Salomé” dove inserisce la leggendaria danza dei sette veli, alla quale si ispira Richard Strauss nel comporre le musiche dell’omonima opera lirica. L’elenco di pittori e scultori che ritraggono la giovane quale immagine di voluttà, lussuria e crudeltà, mentre balla o con la testa di San Giovanni Battista, sono tantissimi a partire da Botticelli, Tiziano, Caravaggio, Moreau, Klimt fino a Milo Manara, per citare i più conosciuti.

Franco Gentilini

Coerente con la tradizione Franco Gentilini (Faenza 1909 – Roma 1981), nel suo personalissimo stile graffito, la ritrae danzante nel momento clou del banchetto imbandito sul sagrato della cattedrale quando si toglie l’ultimo velo.

Sergio Camporesi

Documentato sul sito web a lui dedicato, Sergio Camporesi (Forlì 1915-1995) nel 1962 propone un’ambientazione dove compaiono in abiti moderni alcuni dei personaggi del racconto evangelico tra i quali spicca una Salomè cotonata alla moda degli anni Sessanta che cerca di coprirsi con il settimo velo. L’artista riprende il tema nell’87 ritraendo l’ingresso dell’eroina ignuda, seguita dall’orchestra. La scena, ripresa dall’alto, rivela una solennità processionale anche se il taglio dell’inquadratura non permette di sapere se la giovane sostiene il vassoio con la testa del santo. Una visione prospettica nuova molto di effetto, espressa con colori brillanti dove domina il giallo, stilisticamente mutuata da Pierre Bonnard, uno degli artisti preferiti da Camporesi.

Mario Davini

Più attinente alla tradizione si rivela Mario Davini (Lucca 1876 – Gattaiole 1951), uno degli autorevoli incisori che collaborano a Xilografia, la bella rivista fondata da Francesco Nonni, stampata dai Fratelli Lega di Faenza. Per il IV numero del 1926 incide una flessuosa Salomè nuda, mentre guarda compiaciuta la testa recisa del Battista che tiene tra le mani.

Ilario Fioravanti

Diversamente, quella di Ilario Fioravanti (Cesena 1922 – Savignano sul Rubicone 2012) realizzata in cotto antico volge lo sguardo verso il pubblico come una brava bambina che ha compiuto il proprio dovere di figlia per soddisfare la madre.

Ercole Drei

Scolpita nel 1910 da Ercole Drei (Faenza 1886-1973), esposta a Roma in occasione della II Mostra della Secessione, la sensuale Salomè in estasi appoggiata al corpo mutilato del Battista coincide con l’abbandono del simbolismo da parte del formidabile artista romagnolo per ritornare alla tradizione classicista ispirata alla lezione emotiva di Auguste Rodin.

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