Emporio, i tori scolpiti dagli artisti romagnoli

È in corso fino al 1° maggio la mostra dedicata a Mario Bertozzi (Forlimpopoli 1927 – Forlì 2020) alla Galleria “Leonardo da Vinci” di Cesenatico, curata da Orlando Piraccini. Gran parte della produzione scultorea e grafica di Bertozzi è raccolta in “Il segno e la forma”, lo splendido volume curato dal figlio Rodolfo, edito da Nuova Tipografia di Forlimpopoli nel 2021.

Durante la sua lunga carriera l’artista si rivela profondo cultore della bellezza che esprime nelle fanciulle dai corpi sensuali ritratte nell’armonia delle loro rappresentazioni. Con loro, i soggetti per i quali riceve ampi riconoscimenti e successo di pubblico, una icona della sua produzione, sono i “Tori”. In essi esprime al meglio il temperamento e l’energia istintiva che gli sono proprie, che lo portano a interpretarli con lo stile personale che lo distingue. Si tratta di tori di razza romagnola con grande sviluppo del treno anteriore, struttura solida, arti corti e robusti che l’artista ritrae forti e superbi in libertà, spesso in fantasiose esibizioni. Una esuberanza creativa che culmina nell’invenzione del “gallotauro” l’ibrido surreale vivace e potente.

Gli altri scultori
romagnoli

Con minor frequenza il toro fa parte del repertorio degli scultori romagnoli. Pietro Melandri (Faenza 1885-1976) pittore, decoratore, scenografo, uno dei grandi protagonisti della ceramica italiana del XX secolo, maestro della tecnica delle “riflessature a lustri” realizza negli anni ’50 il toro accovacciato con l’anello al naso, i finimenti complicati e le corna incapsulate, in nobile serenità orientale sembra attendere di essere sacrificato alla divinità di turno.

Sul catalogo edito nel 1993 da Ramberti di Rimini per la Fondazione Carim, curato da Pier Giorgio Pasini e Giordano Viroli in occasione della mostra dedicata alla scultura di Elio Morri (Rimini 1913-1992), figura un torello dall’aspetto bellicoso e veloce, mentre studia lo spettatore, indeciso se caricare o lasciar perdere. L’artista ne decora il corpo di gesso con geometrie di colori vivaci, nero, rosso, bianco, i segni di un guerriero, temibile sebbene perfettamente immobile.

Alfredo Pasolino nell’elegante monografia “Il Sogno e la Materia” edita da La Rapida di Casalgrande nel 1998, dedicata allo scultore Angelo Basso (Rimini 1943- 2011), ne traccia la storia ed il profilo artistico mettendo in evidenza la molteplicità dei materiali impiegati dall’artista, terracotta, ceramica policroma, bronzo, plexiglass e come gran parte del suo successo lo ottenga negli Stati Uniti. I soggetti delle sue opere sono i più vari, dai guerrieri barbari ai personaggi mitologici, alle leggiadre figure femminili, le astrazioni surrealiste, i ritratti e gli animali, tra i quali risalta un grande toro di terracotta, possente e minaccioso, che riporta alle raffigurazioni arcaiche di epoca micenea.

Non può mancare Aldo Londi (Montelupo Fiorentino 1911-2003), dal 1946 direttore artistico della “Bitossi Ceramiche”, ne indirizza la produzione verso oggetti d’arredo moderni, molto creativi, di ottima valenza decorativa, realizzati serialmente che ottengono ampi riconoscimenti in Italia e all’estero, come la famosissima serie “Rimini Blu”, prodotta a partire dal 1959. Caratterizzata dal blu esclusivo con fregi e rilievi geometrici che ne ornano la superfice lucida, deve il nome alla sua capacità di creare giochi di luce che richiamano il mare della riviera romagnola. Così è per il toro incluso nello zoo immaginato da Londi, riproposto negli anni in numerose varianti cromatiche. La serie “Rimini” figura nella collezione permanente del Mic di Faenza, di Montelupo Fiorentino, di Fiorano Modenese e nella celebre Graham Cooley Collection che la include nell’esposizione del 2017 “Alla moda, italian ceramics from the 1950s-70s”, al King’s Lynn Arts Centre di Norfolk, United Kingdom.

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