Emporio arte: Sorrivoli ritratta da Liverani, Severi e Fioravanti

C ollocato sull’altura che domina il piccolo borgo sulla valle del Pisciatello, alle prime pendici dell’appennino cesenate, il castello di Sorrivoli dalla fine del primo millennio è proprietà degli arcivescovi di Ravenna e dello Stato della Chiesa che lo difendono con alterne vicende dalle mire espansionistiche di Cesena. Con la conquista della città nel 1357 da parte del legato papale cardinale Egidio Albornoz, crudele predatore ecclesiastico, diventa stabilmente proprietà del Papa che lo consegna ai Malatesta, i signori che in suo nome domineranno l’area per tutto il Quattrocento.

A parte il breve passaggio di Cesare Borgia all’inizio del ’500, già nel 1506 ritorna agli arcivescovi ravennati i quali nel 1527 lo affidano a Giovanni Roverella primo conte di Sorrivoli. Morto nel 1858 l’ultimo conte senza discendenti, il castello viene acquistato dalla famiglia Allocatelli-Fabbri che dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale lo dona alla parrocchia per costruire la nuova chiesa dedicata al patrono Sant’Aldebrando.

Romolo Liverani (Faenza 1809-1872), del quale quest’anno ricorre il 150° anniversario della morte, è un applaudito scenografo a soli sedici anni nei teatri di Faenza, Ravenna, Senigallia e Lugo poi in tutt’Italia. Con lui collaborano il padre, il fratello Antonio e, più tardi, il figlio Tancredi. Ottimo decoratore di interni in chiese, dimore nobiliari faentine e piccoli teatri, durante i suoi spostamenti di lavoro produce una grande quantità di disegni, molti dei quali tradotti in piccoli acquerelli, incisi o trasferiti nella sua attività scenografica o nelle decorazioni. Disegni di grande qualità realistica e fedeltà, tanto da costituire un prezioso documento del paesaggio ottocentesco. In tutti l’impianto scenografico enfatizza la visione evocativa e romantica dell’immagine, in particolare quando riprende rocche, castelli, ruderi o antiche chiese. I tre disegni acquarellati del fortilizio di Sorrivoli, conservati nella Pinacoteca Comunale di Faenza, realizzati nel 1859, confermano l’efficacia del suo stile che si esalta nei notturni con il cielo stellato.

Altrettanto piacevoli sono le vedute marine, molte delle quali sono esposte fino al 22 maggio nella mostra “La riviera dell’incanto. Acque e terre nelle vedute di Vittorio Guaccimanni, Gaspare Gambi e Romolo Liverani” curata da Ilaria Chia al Museo della Marineria di Cesenatico.

Nel 2019, a Palazzo Romagnoli a Forlì, Flora Fiorini e Orlando Piraccini, con la collaborazione di Anna Provenzano e Sergio Spada, presentano “Dalla collina al mare: il territorio cesenate e dintorni”, il viaggio alla scoperta delle rocche, dei castelli, delle torri e dei ruderi di fortificazioni medievali in Romagna, attraverso le tavole di Giordano Severi (Cesena 1891 – Recife 1957). Tra queste anche quella luminosa che raffigura il castello di Sorrivoli, ripreso dalla base della cinta muraria, rigorosamente eseguita dal vero nel 1929.

Ilario Fioravanti (Cesena 1922 – Savignano sul Rubicone 2012), l’architetto, scultore e pittore scomparso dieci anni fa, si dedica all’incisione dal 1964 impiegando una sottile punta di acciaio come fosse una matita per incidere lastre di zinco usate come taccuino di appunti.

Nel bel volume di Vittorino Andreoli “Puntasecca. Ilario Fioravanti e la grafica dei sentimenti”, edito nel 2013 dalla Fondazione Tito Balestra di Longiano, figura una piccola serie di vedute di Sorrivoli, un borgo molto caro all’artista, quasi un museo all’aperto della sua produzione scultorea. Rapide e sporche per le sbavature prodotte dalle barbe conseguenti alla tecnica impiegata dall’artista, sono piccole immagini ricercate e di grande suggestione emotiva.

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