Emporio arte: l’imolese Quinto Cenni e gli alpini

Rimini ospita la 93ª Adunata Nazionale degli Alpini. Un evento di grande importanza, celebrativo dei 100 anni dal primo raduno del 1920 tenutosi sul monte Ortigara, teatro della sanguinosa battaglia della Grande guerra, slittato a quest’anno per la pandemia di Covid-19. Gli Alpini, il più antico Corpo di Fanteria da montagna del mondo, nascono nel 1872 per difendere i confini dell’Italia del nord. Nel tempo assumono le altre specialità sempre destinate a operare in montagna. Inizialmente arruolati fra i giovani delle località montane di confine per competenza territoriale, con le guerre d’oltremare e la Grande guerra la leva alpina raggiunge tutte le regioni tra le quali la Romagna, nonostante i suoi abitanti siano considerati repubblicani, “mangiapreti” e attaccabrighe.

Ma le diverse regionalità non intaccano gli elementi che caratterizzano gli Alpini oltre al valore e al coraggio, l’orgoglio di appartenenza e lo spirito di corpo che non trova pari in altre compagini militari.

La scelta di Rimini per il raduno è l’occasione per ricordare il romagnolo Quinto Cenni (Imola 1845 – Carnate Brianza 1917), celebre pittore e illustratore di soldati e uniformi militari. Si diploma nel 1867 all’Accademia di Belle Arti di Bologna, frequenta i corsi della scuola di xilografia mettendo in evidenza fin da allora il suo interesse per i soggetti militari. Si trasferisce all’Accademia di Brera a Milano dove inizia l’attività di illustratore per numerose riviste e diversi editori, sempre prediligendo le uniformi e i temi storico-militari. Nel 1878 completa l’album “Custoza 1848-1866”, il primo di un ciclo che comprende le 12 tavole dell’“Esercito italiano”, le 18 degli “Eserciti europei” e le 12 de “Gli eserciti di oltre mare”.

Nel 1887 fonda la rivista “L’Illustrazione militare italiana” che dirige per dieci anni, durante i quali esegue la serie di opere dedicate alle armi e ai corpi dell’esercito italiano. A cavallo dei due secoli produce cartoline postali militari dando inizio alla tradizione delle cartoline reggimentali. Tra queste quella splendida con gli sciatori del V Reggimento del 1901 e quella dei Cacciatori Alpini in ricognizione con i loro muli del 1915.

Un sodalizio quello coi muli fondamentale per il trasporto delle armi e dei rifornimenti ai reparti in alta montagna. Le straordinarie capacità grafiche di Cenni, unite alla precisione maniacale nel riprodurre le uniformi, gli oggetti di corredo e le scenografie di guerra, gli valgono la commissione del ministero della Guerra italiano di realizzare una serie dei album delle diverse campagne belliche dell’Esercito Italiano a partire dal 1859, corredandole dei disegni delle uniformi indossate nei conflitti.

L’opera più completa della sua produzione è la raccolta in 25 album di figurini militari nelle uniformi italiane e straniere dipinti tra il 1867 e il 1917, il “Codice Cenni”, acquisita dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Si tratta di una raccolta di oltre 2500 fogli con migliaia di soggetti rigorosamente fissati nelle loro divise brillantemente colorate inseriti in scenografie accurate.

La famosa penna sul cappello è la caratteristica dell’abbigliamento che permette l’identificazione degli Alpini in mezzo agli altri militari. Ne identifica il grado: nera, di corvo, per soldati e sottoufficiali, marrone, d’aquila, per gli ufficiali inferiori e bianca, d’oca, a partire dal grado di maggiore, mentre il colore della nappina di fissaggio indica il battaglione di appartenenza.

Cenni lascia un patrimonio di altissima qualità, insostituibile per la ricostruzione storica degli eserciti protagonisti del Risorgimento e dell’Esercito Italiano negli eventi bellici successivi fino alla Grande guerra.

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