Emporio arte: il tempietto di Sant’Antonio a Rimini

Il Tempietto di Sant’Antonio da Padova si eleva isolato sull’ex piazza Giulio Cesare oggi Tre Martiri a Rimini, davanti alla Chiesa dei Minimi di San Francesco di Paola, i Paolotti, ricostruita dopo la sua distruzione durante i bombardamenti Alleati del 1944 e inaugurata nel 1963. Di scuola bramantesca con pianta ottagonale definita da colonne e rivestito di marmi viene eretto fra il 1518 e il 1532, restaurato e impreziosito nel 1569, ricostruito dopo il terremoto del 1672 e nuovamente ristrutturato fra il 1675 e il ’78.

All’interno, l’altare poggia su un tronco di colonna duecentesco forse il suggesto di Sant’Antonio per predicare durante il suo apostolato in Romagna.

Il miracolo della mula

Secondo la tradizione il luogo corrisponde a quello dove avviene il miracolo della mula di Bonvillo, capo degli eretici patarini riminesi, la quale, nonostante fosse digiuna da tre giorni, rifiuta il cibo per inginocchiarsi davanti all’Ostia consacrata sostenuta dal Santo. L’evento è magistralmente descritto nel paliotto scolpito da Elio Morri per l’altar maggiore della nuova chiesa dei Paolotti. “Une vue de la place Julius Cesar a Rimini” dipinta da Jacques François Carabain (Amsterdam 1834 – Schaerbeek 1933?) è uno straordinario esempio del verismo romantico francese della seconda metà dell’800, tipico della produzione di quest’ottimo pittore di paesaggi e vedute urbane. L’opera che raffigura il Tempietto di Sant’Antonio nel contesto di un mercatino agricolo ricco di personaggi vivaci e pittoreschi, è presentata e commentata da Giulio Zavatta sul numero 5 del 2014 di “Ariminum”, la rivista del Rotary Club Rimini diretta da Manlio Masini. In asta da Van Ham a Colonia nel 2013, il quadro è oggi in una collezione privata riminese.

Il “tempietto bramantesco”

Luigi Pasquini (Rimini 1897 – 1977), disegnatore, acquerellista, xilografo, giornalista, pubblicista e scrittore, grande protagonista della vita culturale della Romagna, riserva alla propria città una grossa parte della sua produzione grafica molta della quale riguarda i monumenti storici. Il “tempietto bramantesco” compare nelle immagini di insieme della piazza e “solitario” in disegni e xilografie come quella inviata ad Aldo Spallicci per la copertina della rivista da lui diretta “La Piè” di gennaio del 1929. Lo stesso soggetto lo si ritrova anche nei quadri “stagionali” che Guido Ricciotti (Rimini 1900 – 1971) dedica alla sua città, dipingendoli con uno stile che si rifà al chiarismo con richiami francamente “naive”. La nebbia e la neve sono i due elementi che il pittore interpreta con maggiore perizia, realizzando scenografie di grande atmosfera. Così è quando dipinge una vivace e frequentata piazza Tre Martiri nonostante la tanta neve raccolta in grandi cumuli, illuminata da una bellissima luce invernale. Il quadro risale agli anni della ricostruzione della nuova chiesa della quale è visibile l’impalcatura dietro al “tempietto” transennato e semi coperto dalla neve.

Nel 2003 Armido Della Bartola (San Mauro Pascoli 1919 – Rimini 2011) presenta la serie “Mai più la guerra”: tredici dipinti raffiguranti Rimini devastata dai terribili bombardamenti subiti durante la Seconda Guerra Mondiale. Le opere realizzate sul filo della memoria, destinate dall’artista alla vendita per beneficenza vengono acquistate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e il ricavato devoluto alle organizzazioni di volontariato che affiancano i reparti ospedalieri.

Nel volume pubblicato per l’occasione dall’Ente, edito da Garattoni di Rimini, Della Bartola chiude la didascalia dell’opera che ritrae piazza Tre Martiri: «Su questa piazza, dopo la furia forsennata della guerra, risaltava bella e integra la Cappelletta di Sant’Antonio, che ricorda il miracolo della mula. E meno male!».

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