Emporio arte: i gliadioli nella pittura dei riminesi

Il nome di questo bellissimo fiore risale a Plinio il Vecchio, gladiolus in latino, ispirato dalla forma lanceolata della foglia simile a un piccolo gladio, la spada dei soldati romani. Negli anni 50, per la sua eleganza, prende il posto dei garofani nei mazzi regalo e in quelli consegnati alle celebrità dello spettacolo o dello sport quale simbolo di vittoria.

Quei gladioli nell’arte

Fortunato Teodorani (Cesena 1888-1960) dopo il diploma in disegno e pittura conseguito all’Istituto Gualandi di Firenze rientra a Cesena nel 1915. Per integrare le sue finanze esegue la decorazione di edifici civili e religiosi, a Roma, Cesena, Rimini, Cattolica e in numerosi paesi della Valconca e della Valmarecchia. In parallelo produce “a cavalletto” ritratti, tanti paesaggi di gran pregio e tante nature morte con caccia e prodotti alimentari tipici della Romagna oltre a fiori. Una produzione che riscuote successo e vendite. Com’è suo vezzo, mutuato da Van Gogh, mette i suoi gladioli dipinti nelle diverse tonalità del rosa e del violetto in uno splendido vaso in ceramica faentina decorata in azzurro e blu così da far risaltare la composizione sul fondo chiaro in tinta.

Gianna Nardi Spada (Ravenna 1900 – Forlì 1979), dopo gli studi accademici a Ravenna, allieva di Vittorio Guaccimanni, Alfredo Protti e Giovanni Guerrini, nel 1936 si trasferisce a Forlì. Qui, dopo il 1945, frequenta Maceo Casadei, pittore già ben conosciuto, il quale la convince a dedicarsi con maggiore dedizione alle composizioni floreali e agli scorci di interni, dove rivela in pieno le sue qualità pittoriche e coloristiche. Nel 1955 espone alla Quadriennale di Roma e l’anno successivo alla Biennale di Venezia. Con i “Gladioli” della Pinacoteca di Modigliana partecipa al IV Premio di pittura “Amedeo Modigliani” a Livorno alla fine del 1958.

Giovanni Sesto Menghi (Rimini 1907 – Longiano 1990) a 25 anni si trasferisce a Bologna per seguire gli insegnamenti dell’ottimo ritrattista aretino Gino Federigo Luchini, completando la propria formazione a Firenze e a Roma. Nel 1938 inizia a frequentare Filippo De Pisis durante i soggiorni di quest’ultimo a Rimini e a Parigi, subendone le influenze stilistiche. Partigiano dopo l’8 settembre del 1943, presidente del Comitato di Liberazione, poi sindaco di Longiano. Nel 1945 lascia il paese e si trasferisce a Rimini dove continua l’impegno politico e riprende a dipingere: paesaggi e nature morte, principalmente fiori, come i gladioli e le gerbere della composizione del 1967, allontanandosi progressivamente dalla lezione del “marchesino” ferrarese.

Giuseppe Palanti (Milano 1881-1946) è il poliedrico artista che pratica una eccezionale varietà di arti, dalla pittura alla grafica, all’illustrazione, alla decorazione, alla scenografia e all’urbanistica: è l’inventore nel 1912 di Milano Marittima dove lui stesso passerà numerose estati. Esegue ritratti, paesaggi, interni e nature morte con favolosi bouquet di fiori. Il suo quadro di gladioli nel Museo del Paesaggio di Pallanza è realizzato con le pennellate rapide e sicure del dinamismo che caratterizza molta della miglior pittura della prima metà del ’900.

René Gruau, Reanato Zavagli Ricciardelli delle Caminate (Rimini 1909 – Roma 2004) dipinge con colori saturi e brillanti un luminoso mazzo di gladioli che occupa gran parte dello spazio disponibile. Un passatempo fuori dalla committenza pubblicitaria piacevolmente riuscito.

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