Emporio arte: Annibale Galli e il suo Dante in esilio

“Dante in esilio” di Annibale Gatti ritorna in Romagna in mostra a Ravenna nei chiostri francescani fino al 5 settembre 2021, nell’ambito del progetto espositivo “Dante nell’arte dell’Ottocento”, promosso dal sindaco di Ravenna Michele de Pascale e il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt.

Gatti (Forlì 1827-Firenze 1909) nel 1843 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze e già dall’inizio degli anni ’50 svolge una intensa attività a cavalletto, dedicata a temi religiosi e celebrativi, nei quali ritrae scene della vita di illustri maestri delle arti, delle scienze e della cultura. Il suo virtuosismo tecnico, la pittura brillante, piacevolmente colorata, in piena sintonia con l’aneddotica dei soggetti che ritrae, ne sancisce presto il successo. La figura di Dante entra nel repertorio di Gatti con la tela del 1854 esposta a Ravenna, nella quale il poeta è raffigurato a capo chino in un momento di grande sconforto in perfetta linea con il romanticismo storico che caratterizza molta della produzione dell’artista. Dopo il 1870, il suo mercato si apre in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, così molti personaggi di questi paesi entrano a far parte dell’aneddotica raffigurata nei suoi quadri. Nel 2020 è andato in asta da 1stDibs a New York, proveniente da M.S.Rau Antiques di New Orleans, la grande tela “The Master Light of All Our Seeing”, dipinto dal pittore forlivese alla fine degli anni ’80 dell’800. Nella parte superiore del quadro espressa con rischiami simbolisti, ai lati della luminosa figura di Gesù, “La luce maestra di tutto ciò che vediamo”, in piedi con un gruppo di fanciulli, si intravedono il Duomo di Milano e l’Acropoli di Atene, grandi realizzazioni dell’umanità, rispettivamente dietro a un’orchestra angelica e una folla di spettatori. Sotto ci sono i grandi geni del passato e del presente diligentemente disposti simmetricamente, ritratti con un calligrafismo verista più consono all’artista. Alla sinistra di Cristo, in primo piano, Shakespeare in piedi tra Milton, Goethe ed Elisabeth Barret Browing seduti e dietro di lei, il marito Robert con gli statunitensi Lanier e Thoreau. Al centro Virgilio, Omero e Saffo. In alto, Re David con l’arpa, gli apostoli Giovanni e Paolo, con in mezzo a loro Abramo, Chaucher e Dante con la Commedia in mano e lo sguardo rivolto al Nazzareno, seguito dai poeti anglo-americani Sidney, Wordswoth, Longfellow, Poe, Whitman ed Emerson. Sul lato opposto, dal centro seduti sotto Romeo e Giulietta, Pitagora, Bramante, Ictino. Michelangelo Locke e Kant. Dietro di loro Masaccio, Leonardo, Donatello, Raffaello, Fra Angelico, Bellini e più in alto i musicisti, Bach, Beethoven, Wagner, Hendel e Mendelssohn.

“La Scuola di Atene” di Raffaello rivisitata in chiave moderna e aggiornata. Gatti dal 1860 si dedica alla decorazione di edifici importanti a Firenze, la sala del Trono di Palazzo Pitti, Palazzo Favard, Palazzo Wilson Gattai, villa Stibbert e villa Fabbricotti. A Pisa lavora al soffitto del Teatro Nuovo e dipinge il sipario. Nella prima metà degli anni ’70, affresca il soffitto del soggiorno della neoclassica Villa Mimbelli a Livorno, oggi sede del Museo civico “Giovanni Fattori”. La scena celebra il trionfo di Eros auriga di un cocchio dorato trainato da un leone e una tigre, amore che domina la bestialità violenta. Al seguito, tra gli altri, Dante Alighieri e Torquato Tasso.

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