Emilia-Romagna prima per crescita del Pil. Molto bene l’export a Ravenna. Nodo bollette

BOLOGNA. Si chiude un 2021 in ripresa, ma i costi energetici e la scarsità di manodopera mettono a rischio il 2022, nonostante l’Emilia-Romagna sia stata in grado di recuperare i livelli di Pil pre crisi, posizionandosi al primo posto nazionale per miglior capacità di rimonta. “Stiamo assistendo a una situazione paradossale. Da una parte si sono create grandi potenzialità di crescita. Basta guardare i dati di recupero del Pil in regione dopo la batosta della prima fase della pandemia, con il mondo imprenditoriale che si è attrezzato per assecondare al meglio questa ripresa, anche con importanti investimenti sul fronte dell’innovazione tecnologica e di sistema”, osserva Davide Servadei, presidente di Confartigianato Emilia-Romagna, commentando i dati del 17esimo report di Confartigianato ‘Le tendenze a inizio 2022, tra rischi e opportunità’. Le variazioni triennali nel periodo compreso fra gli anni 2019 e 2022 registrano una previsione di crescita del Pil dell’Emilia-Romagna del 4,2%, trainato in particolare dall’export. “Dall’altra troviamo le imperfezioni del modello economico internazionale, che si sono concretizzate con la riduzione delle materie prime e con un esorbitante aumenti del prezzo delle stesse, in particolare delle commodities energetiche, stanno rendendo vani tutti questi sforzi”, aggiunge. In regione l’ammontare delle vendite oltre confine di prodotti moda, legno, arredo, metalli, alimentari e altra manifattura, realizzati nei settori a maggior presenza di micro piccole realtà produttive, ha superato quello pre pandemia (I-III trimestre 2019) del +1,8%, grazie al recupero delle esportazioni di mobili (+21,8%), prodotti alimentari (+16,3%), legno (+14,5%), metalli (+6,1%) e beni delle altre manifatture come gioielli, occhiali, etc. (+2,6%).

Resta invece ancora preceduto da segno meno l’export dei prodotti moda made in Emilia-Romagna (-12%). A livello provinciale l’export di micro e piccole imprese da gennaio a settembre 2021 recupera e supera i livelli pre crisi a Ravenna (+31,7%), Parma (+16,8%) e Modena ( +7,7%). Ripartono anche le nuove iscrizioni di impresa, permettendo la continuità della rigenerazione del tessuto produttivo imprenditoriale. Resta in sofferenza il turismo che, ancora nei primi nove mesi del 2021, non recupera i livelli dello stesso periodo del 2019. Sul fronte mercato del lavoro, l’indicatore che misura l’evoluzione dei rapporti di lavoro alle dipendenze, negativo e pari al -1,9% nel 2020 rispetto al 2019 recupera nel 2021 al +3,2%. Persiste però il problema della difficoltà di reperimento di manodopera che viene riscontrata a gennaio dal 41,1% delle imprese, quota superiore di 3,8 punti rispetto a quella di gennaio 2020 (37,3%). “L’analisi del nostro Centro studi ci incoraggia ad operare sempre di più a livello politico, per chiedere un impegno forte del governo ad affrontare la situazione che si è creata sul fronte internazionale, mettendo in campo tutte le energie e le relazioni necessarie. Nello stesso tempo però occorre agire a livello strutturale, a cominciare dalle imperfezioni della bolletta energetica e sugli squilibri che fanno pagare alle piccole imprese costi per materie prime più alti anche di tre o quattro volte quelli pagati dalle grandi imprese”, conclude Servadei.

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