Emilia-Romagna, bolletta energetica dell’industria alle stelle

La guerra in Ucraina fa schizzare a 5,5 miliardi di euro la bolletta energetica che per il 2022 peserà sull’industria dell’Emilia-Romagna. “La situazione era pesante 15-20 giorni fa quando fornimmo i dati del costo energetico per l’Emilia-Romagna, che per l’industria passava dai 700 milioni del 2019 a quasi quattro miliardi. Oggi purtroppo questa divaricazione è di oltre un miliardo superiore, quindi sono dati non gestibili: c’è la necessità di un grande impegno a livello europeo, con emissione di bond per supportare questi problemi che perdureranno nel tempo”, avverte il presidente regionale di Confindustria, Pietro Ferrari, presentando i dati della congiuntura economica 2021 in Emilia-Romagna insieme a Unioncamere e Intesa Sanpaolo. L’attuale stima del costo energetico per l’industria rappresenta “un dato pazzesco, che mette i bilanci della maggior parte delle aziende, non solo le più energivore, nelle condizioni di andare vicino allo zero”, sottolinea Ferrari. Intanto, l’Italia è stata anche inserita dalla Russia nell’elenco dei Paesi ostili. “Vuol dire intanto di essere in buona compagnia- commenta Ferrari- perchè tutti gli appartenenti alla Comunità economica europea più Australia, Giappone e Stati Uniti, coloro che hanno dato sanzioni anche finanziarie alla Russia, sono stati inseriti. Questo certamente non agevola, le sanzioni mi preoccupano francamente di più a livello indiretto, nel senso che riguardano in modo particolare il nostro Paese e anche su questo faccio un appello perchè ci sia un equilibrio e una redistribuzione dei costi di queste sanzioni a livello europeo”.


Ma per il presidente regionale di Confindustria, “il tema vero resta quello dell’energia e di alcuni aspetti fondamentali delle materie prime”. Un tema, le materie prime, che riguarda “non solo quelle pesanti come i metalli- continua Ferrari- ma l’alimentazione, che è uno degli elementi che sta evidenziandosi in modo rilevante. Si parla anche di carenza di olio di mais, quindi siamo a un livello preoccupante”. In questo contesto, per Confindustria va rivisto il Pnrr. “Questo è uno degli elementi previsti dal Piano, è palese che le coordinate su cui si basava sono mutate- rileva Ferrari- anche alla luce del fatto che, per esempio, per alcune attività prevalentemente nel campo delle costruzioni il costo delle materie prime previste nei capitolati di gara del Pnrr non sono più applicabili e i costi sono estremamente superiori”. Ma Ferrari chiude con una nota di ottimismo: “La ripresa in Emilia-Romagna non è a rischio, perché è confortata da dati che davano un buon respiro e una buona onda positiva”, pur dovendo mettere in conto che “una riduzione ci sarà”.
Facendo per l’appunto un passo indietro, “i dati relativi al 2021 erano estremamente positivi perché parliamo di una crescita del Pil intorno ai sette punti quando l’Italia aveva fatto +6,5%”, sottolinea il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Alberto Zambianchi. Poi “già durante i mesi finali del 2021 erano apparsi dei nuvoloni all’orizzonte, perché ci eravamo accorti che si stavano rarefacendo determinate materie prime e si stavano innalzando alle stelle i costi energetici”, continua Zambianchi.


Nonostante ciò, aggiunge Zambianchi, le proiezioni su tutto il 2022 parlavano ancora di “una crescita sostenuta”. Poi, però, è scoppiata la guerra e sono scattate sanzioni che ora “toccano profondamente sia l’Italia che l’Emilia-Romagna“, afferma il presidente di Unioncamere, creando un contesto di “grande preoccupazione”. A fronte di ciò, bisogna adoperarsi per “tenere accesi i motori del nostro sistema produttivo” e il sistema camerale, a tutti i livelli, “sarà impegnato al massimo perché il Pnrr possa dispiegare al meglio i suoi effetti e possano essere ridotti i disagi per i nostri mercati e le nostre imprese”, assicura Zambianchi. “I segnali di ripresa erano molto evidenti e forti, nel frattempo la situazione è cambiata profondamente- dichiara Cristina Balbo, direttrice di Intesa Sanpaolo per Emilia-Romagna e Marche- e di nuovo il sistema finanziario e bancario deve velocemente ripensare a misure di sostegno alle iprese, soprattutto quelle più colpite che saranno innanzitutto quelle più energivore” e quelle il “cui fatturato potrebbe risentire maggiormente di un calo delle esportazioni, specie verso Russia e Ucraina”. Questo dopo che “da aprile a dicembre 2021 abbiamo erogato 1,3 miliardi di nuovo credito alle imprese dell’Emilia-Romagna“, sottolinea Balbo.
Per la regione, il valore delle esportazioni verso Russia e Ucraina si avvicina ai due miliardi di euro e sono circa 6.000 le imprese che hanno legami di export o import con questi due Paesi.
In particolare, segnala il direttore del Centro studi di Unioncamere, Guido Caselli, sono 5.658 le imprese che esportano verso Russia e Ucraina e per 1.312 (23%) questi due mercati superano il 75% del proprio portafoglio ordini: in particolare per queste aziende, quindi, il venir meno di questa quota di rapporti commerciali “è un colpo molto elevato”, sottolinea Caselli. Sono 959, poi, le imprese che da Russia e Ucraina importano: 216 (23%) quelle per cui l’incidenza di questi mercati va oltre il 75%.

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