Emergenza siccità e dissesto idrogeologico, come uscirne

I fenomeni atmosferici estremi non sono più eventi eccezionali. Sempre più indicatori evidenziano che il cambiamento climatico è arrivato e sta presentando il conto. La nostra area, quella mediterranea, è tra le zone della Terra che ne risentiranno maggiormente: l’innalzamento della temperatura e una sempre maggiore imprevedibilità delle condizioni climatiche sono destinati a innescare una serie di conseguenze in molti casi irreversibili, con un impatto forte sulla vita umana. Alcune – basti pensare alla grave siccità di questa estate e alle violente piogge di inizio autunno – sono già sotto gli occhi di tutti.

L’European Drought Observatory certifica l’aggravarsi della siccità in Europa, dove ormai il 27% del territorio continentale è considerato in zona rossa e il 22% in zona arancione. Non fa eccezione rispetto al trend nazionale e internazionale l’Emilia-Romagna, dove la portate del fiume Po resta gravemente lontana dalla media storica, è sempre discendente la portata dei corsi d’acqua appenninici; la pioggia nella pianura Padana è calata del 40% negli ultimi 20 anni e le temperature sono sempre più elevate. Una situazione con cui le imprese agricole in primis devono fare i conti e che evidenzia ancora di più il valore della gestione dell’acqua e dei sistemi irrigui.

Proprio sul ruolo dei Consorzi di bonifica in Emilia-Romagna e sugli interventi regionali per la salvaguardia del territorio e della risorsa idrica, si è focalizzato il convegno organizzato settimana scorsa a Bologna dalla Regione e dall’Associazione nazionale dei Consorzi di Bonifiche (Anbi). «I Consorzi di Bonifica rappresentano un attore fondamentale e imprescindibile per la messa in sicurezza del nostro territorio e per una gestione oculata dell’acqua», ha affermato il Presidente della Regione Stefano Bonaccini. «Il sistema bonifiche dell’Emilia-Romagna grazie a questa attività è ormai diventato un punto di riferimento nazionale per tutto il territorio. C’è ancora molto da fare», ha proseguito, «per sconfiggere questa emergenza permanente: servono investimenti sia nella prevenzione delle calamità che nella salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo. La Regione solo negli ultimi 5 anni ha impiegato oltre 700 milioni di euro per nuove infrastrutture irrigue, razionalizzazione dei consumi e messa in sicurezza grazie a fondi del Piano Invasi e del Pnrr: è un dovere che abbiamo nei confronti delle nuove generazioni».

Di queste risorse, il piano di ammodernamento delle strutture irrigue prevede finanziamenti regionali e nazionali per 250 milioni di euro, dei quali circa il 70% sono in corso e la restante parte già conclusi; 125 milioni di euro riguardano poi le risorse per moderare il rischio alluvioni e le opere destinate alla prevenzione del dissesto idrogeologico in montagna. I finanziamenti del Pnrr in via di assegnazione alla Regione Emilia-Romagna sono 328 milioni di euro e riguardano investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico e nell’agrosistema irriguo. La Regione ha poi candidato 25 progetti per ulteriori 130 milioni al Cis (Contratti Istituzionali di Sviluppo) “Acqua bene comune”. Strategie e misure che ci si augura abbiano il potenziale per disinnescare in tempi brevi l’emergenza.

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